Pam vanta 796 negozi a gestione diretta, 243 affiliati, quasi diecimila dipendenti, ricavi per 3,39 miliardi di euro, un utile netto di 32 milioni e un patrimonio netto da un miliardo. Le società del Gruppo PAM sono le seguenti: Pam Panorama S.p.A. gli ipermercati Panorama e i supermercati PAM e IN’s (con 560 punti vendita), PAM Local e PAM City.
Paternalismo e dispotismo aziendale in stile americano contraddistinguono le relazioni sindacali nel gruppo, caratterizzate dalla sistematica mancanza di confronto sulle politiche aziendali, sulle acquisizioni, sulle aperture e sulle chiusure dei punti vendita.
Pam Panorama pare ritrarsi dal mercato in Toscana: dopo anni di progressive dismissioni e riorganizzazioni oggi parliamo di poco più di mille dipendenti Pam Panorama. Erano oltre quattromila appena dieci anni fa. Dopo anni di incertezze arriva ora la chiusura del punto vendita nel centro commerciale di Campi Bisenzio (FI) che segue quella di Pisa a inizio del 2025 e d’Arezzo (nel 2025 riaperto a ottobre come IN’s!). A Campi Bisenzio dal 1997 a oggi è stata ridotta piano piano la superficie di vendita e ridotto il numero dei lavoratori. Ora è annunciata la chiusura. È stata ottenuta una proroga al 15 gennaio, rispetto alla data del 31 dicembre, per verificare la possibilità di ricorso agli ammortizzatori sociali. Una corsa contro il tempo che non dà garanzie per il lavoro!
La fumata nerissima uscita dall’incontro in sede nazionale fra Pam Panorama e sindacati ha confermato la strategia “ottocentesca” adottata dall’azienda che nel mese di novembre ha licenziato almeno una quindicina di addetti e inflitto contestazioni a pioggia per i motivi più disparati, dalla merce esposta in modo ritenuto non corretto a forti multe per ritardi di pochi minuti, passando per le sospensioni cautelative per presunte irregolarità in punti vendita dove un solo lavoratore è costretto a sorvegliare più corsie. Ad aggravare la situazione, l’uso massiccio del cosiddetto “test carrello”, durante il quale un “ispettore” dell’azienda nasconde della merce dentro altre confezioni (frutta e verdura mescolate, rossetti nelle confezioni di uova, piccoli oggetti inseriti in cartoni di birra, ecc.). Se il cassiere cade in questo vero e proprio tranello, arriva il licenziamento “per omesso controllo”. A essere colpita è una specifica fascia di dipendenti, cioè lavoratrici e lavoratori con anzianità di servizio più che trentennale, età elevata, titolari di legge 104 o con limitazioni su salute e sicurezza. Insomma, quelli che costano di più all’azienda, che se ne vuole sbarazzare senza alcuna remora. Al punto di aver sguinzagliato almeno una quarantina di “ispettori” con l’incarico di andare avanti con i “test carrello” in tutti i negozi. I licenziamenti e le altre contestazioni saranno impugnati da Filcams, Fisascat e Uiltucs davanti al giudice del lavoro; è assai probabile un ricorso collettivo per il comportamento antisindacale dell’azienda, che è affiliata a Federdistribuzione.
Il momento è difficile. L’azienda cerca di intimidire e ricattare i dipendenti spaventandoli con il ricatto della perdita del posto di lavoro. Si tratta di tenere insieme la lotta per il lavoro e contro le chiusure a quella per i diritti dei singoli lavoratori. Colpire i delegati sindacali più combattivi – com’è successo a Siena con il tranello del carrello – serve a intimidire tutti.
A Siena hanno colpito il nostro compagno, Fabio Giomi, delegato Filcams, 62 anni.
I lavoratori di Siena hanno partecipato ai presidi dei colleghi campigiani e a Siena sabato 29 novembre, la Filcams Cgil provinciale ha convocato un presidio davanti al punto vendita Pam Panorama.
[consegnato in redazione il 30 novembre 2025]
