Nel corso degli ultimi cinquanta anni, secondo l’associazione Addameer (“La coscienza”, associazione di sostegno ai prigionieri e per i diritti umani), circa un milione di palestinesi sono stati imprigionati o detenuti in Israele, l’equivalente di circa il 20% della popolazione.
Il tasso di condanna dei palestinesi – spesso condannati con processi farsa che si svolgono in pochi minuti, senza assistenza legale e in una lingua che non sempre conoscono davanti ai tribunali militari – è di quasi il 90%.
Dal 7 ottobre 2023, Israele ha imprigionato più di 15.000 palestinesi provenienti da Gaza e circa 20.000 dalla Cisgiordania, di cui 1.560 bambini, 595 donne, 408 medici ed operatori sanitari, e 202 giornalisti. Attualmente, ci sono circa 10.000 prigionieri palestinesi in carcere in Israele, compresi circa 350 bambini di età compresa fra i 13 e i 18 anni, e 27 donne. Non si conosce il numero dei detenuti provenienti da Gaza.
Circa 300 prigionieri sono stati condannati all’ergastolo e circa 4.000 sono detenuti in “detenzione amministrativa”.
Medici, infermieri, paramedici, giornalisti, anziani, persone con disabilità, donne e bambini si trovano attualmente nelle carceri israeliane in condizioni disumane: è sistematicamente applicata la tortura, compresa la violenza sessuale contro uomini e donne; l’accesso a cure mediche è sistematicamente negato; l’alimentazione giornaliera è insufficiente.
Sono stati riportati casi di amputazioni di arti per mancanza di cure mediche e frequenti casi di scabbia per via delle condizioni sanitarie carenti. Il prolungato isolamento, la tortura e l’umiliazione, oltre ai danni fisici, provocano anche traumi psicologici, specialmente nel caso dei bambini.
Dall’inizio del genocidio, si sono registrati più di 78 decessi nelle carceri israeliane per le torture, la mancanza di attenzione medica e malnutrizione, ma il numero totale dei prigionieri deceduti provenienti da Gaza è sconosciuto.
