Il libro di Giovanni De Luna La marcia dei quarantamila: come finisce il Novecento [edito come e-book in formato pdf nel 2020] tenta di comprendere una svolta epocale della società italiana, un punto di rottura in cui si esaurisce un intero ciclo politico e culturale. L’autore parte dalla constatazione che il 1980 è un passato ancora vivo, non sedimentato negli archivi ma bruciante nella memoria dei protagonisti e proprio per questo difficile da storicizzare. De Luna indossa dunque i panni dello storico-testimone e, come annuncia nelle prime pagine, sceglie di guidare il lettore attraverso cerchi concentrici che vanno dall’evento in sé alla sua più ampia interpretazione. Il cuore del libro è la ricostruzione dei “35 giorni” della Fiat e della marcia dei capi e dei quadri intermedi che il 14 ottobre 1980 attraversò Torino, un corteo silenzioso e composto che, come ricorda De Luna, non aveva precedenti nella storia italiana del lavoro e che venne immediatamente percepito come qualcosa di radicalmente nuovo. L’episodio, pur nella sua apparente linearità, rivela da subito un carattere ambiguo e stratificato: alla superficie è uno scontro sociale durissimo, con la Fiat decisa a ridimensionare l’organico e i sindacati impegnati in una delle vertenze più radicali del dopoguerra, sotto la superficie emergono insicurezze, timori, identità ferite, come testimoniano tanto l’esaltazione iniziale di Luigi Arisio quanto la malinconia che lo attraverserà negli anni successivi. Colpiscono le pagine in cui De Luna riporta la voce degli operai, in particolare quelle di Giovanni Falcone, consapevole che la sconfitta del 1980 segna l’uscita di scena dell’operaio-massa, protagonista assoluto degli anni ‘70. In quelle frasi rotte dall’emozione si avverte il crollo di un mondo, la fine di un modello di identità collettiva e politica che aveva trasformato la fabbrica in un laboratorio di democrazia e di diritti. Allo stesso tempo De Luna mostra come la vittoria della Fiat, così netta nell’immediato, contenga già il germe di un declino più profondo. La riduzione del conflitto interno, l’indebolimento dei sindacati e l’affermazione di nuove logiche produttive non si tradussero infatti in un rafforzamento duraturo dell’azienda che negli anni ‘90 si troverà a fare i conti con un arretramento industriale progressivo e in parte irreversibile. La forza del libro sta proprio nel dischiudere prospettive che vanno ben oltre le cronache sindacali. La marcia dei quarantamila appare come un laboratorio in cui si intravedono in anticipo i tratti della nuova Italia che sta nascendo. È qui che De Luna introduce una delle sue interpretazioni più originali, definendo l’evento come l’annuncio simbolico di una rivoluzione centrista, un terremoto sociale che vede emergere nuove soggettività, nuovi valori e forme di mobilitazione che rifiutano la mediazione politica tradizionale e si organizzano intorno ai temi del mercato, della produttività, della competenza, ponendosi in continuità con l’ascesa delle classi medie urbane e della cultura del benessere degli anni ‘80. In questa lettura la marcia non rappresenta solo la reazione dei quadri Fiat alla paralisi della fabbrica ma diventa un atto fondativo, l’immagine anticipata di un Paese che si affida sempre più alla dimensione economica come terreno privilegiato di identità, superando i vecchi riferimenti politici, ideologici o comunitari. De Luna mostra come in quel corteo silenzioso si sovrappongano, quasi senza che i protagonisti ne siano consapevoli, un conflitto di classe e un conflitto di appartenenza, un desiderio di riconoscimento professionale e una rivendicazione culturale che coinvolge principalmente il ceto medio settentrionale e mette in luce una frattura verticale tra lavoratori manuali e non manuali ma anche tra Nord e Sud, tra integrati e marginali. La narrazione si fa così più ampia, quasi un ritratto del passaggio dagli anni ‘70 agli anni ‘80, dalla società del conflitto alla società della competizione, dalla solidarietà di fabbrica all’individualismo produttivo, dalla politica come costruzione collettiva alla politica come gestione del consenso.
[consegnato in redazione il 20 novembre 2025]
