Chi non salta comunista è! Non siamo a una manifestazione di Casapound, dei fascisti del terzo millennio, e nemmeno in una curva da stadio monopolizzata da una tifoseria di estrema destra. No, sono i principali esponenti del governo Meloni, presidente del Consiglio in testa, a dare sfogo alle pulsioni profonde dell’elettorato che li sostiene. Non c’è nulla da fare, siamo nel 2025 ma sembra di essere fermi al 1994, quando Silvio Berlusconi scese in campo intestandosi la guida di una coalizione eterogenea (la stessa di oggi), tenuta insieme dal collante di un anticomunismo che ha radici profonde nel paese. Giorgia Meloni, adagiata sulla linea Trump, sogna la sua Italia sempre più vicina agli Usa, 51esima stella della bandiera statunitense. Una posizione di comodo sullo scacchiere internazionale, e l’affermazione di una scelta di campo a sostegno delle nuove destre che avanzano in tutto l’Occidente. Si fa presto a dire America, poi però la realtà ci consegna un paese che, volenti o nolenti, fa parte dell’Unione europea, e che è costretto per questo a farsi promuovere da Bruxelles la legge di bilancio nel segno dell’austerità e del riarmo. Ci piacciono gli Usa, ma ce lo chiede l’Europa. Così l’Italia mette l’elmetto e fa proselitismo militare nelle scuole. Dio, patria e famiglia, antico comandamento del ventennio fascista, sempreverde come gli alberi di Natale. Se poi mezzo paese non va a votare perché ha perso ogni speranza di veder migliorare le proprie condizioni di vita ed è povero anche lavorando, poco male. Gli assenti hanno sempre torto, e soprattutto non contano quando devono essere stabiliti gli equilibri di potere. Un potere che premia i conglomerati industrial-militari come Leonardo, che ha decuplicato il valore delle sue azioni in Borsa in soli tre anni. Guarda un po’, proprio da quando i venti di guerra hanno ripreso a soffiare, come le Erinni, sul pianeta.
[Consegnato in redazione il 29 novembre 2025]