Al momento stai visualizzando Relazioni transazionali: crescere per contrattare meglio – di Luigi Celentano

Ricostruire una solida coscienza di classe rendendo la partecipazione un fatto concreto e visibile. Più assemblee, più ascolto, più contrattazione svolta dai delegati

Da invitato permanente all’Assemblea generale nazionale della Filcams-Cgil ho avuto il piacere di partecipare a un interessante corso sulla comunicazione e sulle relazioni transazionali. Quattro giornate dense (due a novembre 2025 e due a febbraio) che non sono state solo formazione “da aula”, ma un vero momento di confronto tra delegate e delegati che ogni giorno stanno nei luoghi di lavoro.
Da questo percorso è emersa con ancora più forza una consapevolezza condivisa: la formazione non è un accessorio del lavoro sindacale, ma una leva fondamentale per renderlo più efficace, credibile e radicato.
Per un delegato, che sia Rsa o Rsu, aggiornarsi significa prima di tutto leggere meglio il contesto in cui si muove: capire come cambiano le aziende, come si trasformano i rapporti di lavoro, quali sono i nuovi bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma significa anche affinare strumenti concreti: comunicazione, gestione del conflitto, capacità negoziale.
Detto questo, la formazione da sola non basta. Il vero salto di qualità avviene quando alle competenze si affianca una partecipazione attiva e quotidiana alla vita sindacale: nei luoghi di lavoro, nelle assemblee, nei momenti di confronto diretto con le aziende. È lì che il ruolo del delegato esprime fino in fondo il proprio valore.
La contrattazione svolta sul posto di lavoro, se praticata con continuità e competenza, non solo produce risultati concreti, ma rafforza la credibilità dell’organizzazione e costruisce fiducia reale tra i lavoratori. Quando un delegato è preparato e presente, il suo contributo diventa prezioso perché tiene insieme ascolto, rappresentanza e capacità di proposta.
Non a caso, anche il recente documento dell’Assemblea generale nazionale della Cgil insiste molto sulla necessità di rafforzare la presenza nei luoghi di lavoro, aumentare le Rsu, investire sulla sindacalizzazione e rendere più partecipata la democrazia sindacale. È un indirizzo chiaro: più protagonismo delle delegate e dei delegati, colmando eventuali distanze tra organizzazione e lavoro reale.
Tutto questo, però, attiva inevitabilmente anche un sistema di aspettative. Da un lato quelle dei delegati che svolgono il proprio ruolo con serietà e chiedono – giustamente – di essere messi nelle condizioni di incidere davvero. Dall’altro quelle delle lavoratrici e dei lavoratori, che si aspettano presenza, risposte e coerenza.
Probabilmente c’è stata una fase in cui, anche nel nostro mondo, si è dato per scontato troppo: la partecipazione, il radicamento, perfino la fiducia. Oggi, di fronte a un contesto segnato da precarietà diffusa, intensificazione dei ritmi, frammentazione degli appalti e tentativi sempre più espliciti di ridimensionare il ruolo della rappresentanza, diventa urgente ricostruire una solida coscienza di classe rendendo la partecipazione un fatto concreto e visibile. Più assemblee, più ascolto, più contrattazione svolta dai delegati.
Anche perché, se vogliamo relazioni sindacali più mature ed efficaci, dobbiamo contribuire tutti a spostare il confronto con le controparti su un piano più avanzato. Per dirla con la teoria degli stati dell’Io: meno dinamiche tra “Genitore severo” e “Bambino adattato”… e molte più relazioni Adulto-Adulto, dove la forza del sindacato si misura nella competenza, nella credibilità e nella capacità di stare, ogni giorno, accanto alle persone che rappresentiamo.

(consegnato in redazione il 17 marzo 2026)