Al momento stai visualizzando “Combattere il fascismo è battersi in favore dell’umano” – di Toni Negri

Toni Negri (Padova 1933 – Parigi 2023) è considerato in tutto il mondo (tranne in Italia, dove paga l’ostracismo verso la sua milizia politica nell’Autonomia operaia) uno dei maggiori pensatori marxisti del XX secolo. Anche noi, nel nostro piccolo, lo abbiamo contrastato, sul piano politico e non solo. Negli incontri con quadri sindacali e politici in Usa, Brasile, Francia, Germania ho provato sempre imbarazzo e difficoltà nello spiegare questa nostra differente valutazione. Ho trovato le considerazioni sul fascismo e la guerra – scritte nel 2019 e pubblicate nel 2020 in “Da Genova a domani: storia di un comunista” e che oggi riproduciamo in larga parte – di grande lucidità e premonitrici del presente che affrontiamo. Ne pubblichiamo un estratto, sperando nel farlo di non violare nessun diritto d’autore, rimandando per il testo completo alla pubblicazione citata. [A. M.]

(…) Il fascismo si regge sulla paura, produce paura, costituisce e stringe il popolo nella paura. Non aver paura: questo è quanto bisogna esser capaci di dire alla gente, fra la gente, nella moltitudine che oggi soffre il ritorno della barbarie fascista, anche da noi, sotto il nostro sole. Non aver paura di spezzare la prigionia del linguaggio vuoto che ci viene imposto e di ridere dell’autorità, ovunque si presenti con la grottesca maschera fascista. Non aver paura significa liberare le passioni e così riempire quelle forme linguistiche che il processo di assoggettamento fascista ha lasciato vuote. Sembra che il secolo si sia oscurato: respingere la paura, produrre resistenza, è prima di tutto dissipare le ombre, riconquistare senso delle parole. Riempirle di cose, di realtà, di libertà. Soggettivarle. Ma l’operazione principale consiste nel riconoscere che il fascismo è sempre quello, è sempre ripetizione della violenza per bloccare la speranza, è il vecchio – i disvalori assoluti del patriarcato, della violenza dello sfruttamento e della sovranità – che viene riproposto illusoriamente per imporlo come necessità dello spirito ed obbligo della morale mentre è fondamento di una cultura di morte. “Viva la morte”, è la parola d’ordine del fascismo.
“Viva la vita”, è la risposta di chi non ha paura. Tornerà la primavera – ritorna sempre! Il fascismo sembra eterno ed in effetti (pur breve) sembra una troppa lunga pena – ma è fragile, il fascismo. Scontrandosi con la passione del vivere liberi, quanto poco può tenere. La libertà si impone necessariamente contro il fascismo, perché con la libertà staranno le altre passioni politiche forti, come quella per l’eguaglianza e quella per la fraternità. Tornerà la primavera e sarà una vera stagione del nuovo. Perché se il fascismo è sempre uguale, la primavera della libertà è sempre nuova, sempre diversa, sempre piena di doni. (…)
Ci scontriamo con un fascismo risorgente. Sappiamo che la lotta si fa difficile. Non abbiamo paura. Stiamo sulla linea del fronte. Pensiamo che la nostra resistenza è efficace. Ma bisogna prepararsi alle estreme conseguenze alle quali il fascismo può arrivare: la guerra. Chi ha vissuto la guerra, chi l’ha subita, sa che la guerra è, è stata e sarà un’irresistibile macchina di distruzione. È questa volta, dell’umanità intera, dati i mezzi bellici di cui le grandi potenze capitaliste possono servirsi. Guerra fra potenze = distruzione delle radici dell’umano. Il fascismo può produrre questo disastro dell’umano, questo massacro della sua storia sul pianeta. Combattere il fascismo è quindi battersi in favore dell’umano. Senza mai dimenticare che il fascismo è capace di distruggerlo, quando avverte che le regole patriarcali della società, la struttura del comando per lo sfruttamento, e la sovranità del proprio interesse nella forma politica dello Stato, sono messi in pericolo. Concentriamoci su questo punto ed organizziamoci per non subire la decisione di guerra di un capitale incrociatosi al fascismo. Evitare la guerra, combattere e vincere sul capitale senza passare attraverso la guerra è il nostro compito. Come fare? Il pacifismo sarà la nostra arma perché la pace è il nostro desiderio.
Ho vissuto e subito il fascismo. Il mio cuore è offeso e il mio cervello traumatizzato quando ripenso quella esperienza. Ho vissuto poi, dal ’68 ad oggi, senza paura del fascismo. I crimini che gli venivano imputati, la Shoah in primo luogo, impedivano che fosse nuovamente desiderato, la gran massa delle popolazioni sembrava averlo definitivamente ripudiato. Solo i funzionari della sovranità riuscivano ad accompagnare nel ricordo (e ad essere conniventi nelle pratiche) quelle condotte criminose – talora rinnovandole. La repressione del ’68 europeo ne fu un esempio. Io comunque non ho mai avuto paura, ho solo sviluppato disprezzo per quei delinquenti. Oggi la cosa è diversa: una nuvola di fumo solforoso, un’atmosfera spessa, impossibile da attraversare con lo sguardo, ci circonda. Il fascismo è ubiquo. Dobbiamo ribellarci. Dobbiamo resistere.

(consegnato in redazione il 16 marzo 2026)