La manifestazione “No Kings” del 28 marzo ha registrato un successo enorme con una fiumana che ha tracimato per le vie di Roma, contro le guerre e l’idea di società che le destre mondiali vogliono imporre. Una manifestazione globale che ha portato nelle piazze la moltitudine che crede nella pace, nella giustizia sociale e rifiuta la logica del “capo”, “No Kings” appunto.
Mi è tornato in mente quando, tra il 23 e il 24 settembre dell’anno scorso, venne attaccata la “flotilla”: mentre le forze israeliane abbordavano le barche una fiumana di giovani scese in strada. Pochi giorni dopo ci fu lo sciopero generale del 3 ottobre in cui per la prima volta la CGIL ed il sindacalismo di base confluivano nella data e in decine di manifestazioni in tutto il paese, con oltre 2 milioni di persone con medesime parole d’ordine.
Ci chiedevamo se la grande mobilitazione per Gaza avrebbe radicato un germe nella società. Poi è arrivato il referendum costituzionale ed i giovani sono stati protagonisti della vittoria del NO. Oggi ancora una giornata preziosa. Quel seme c’è, è forte e sta crescendo.
Quel germe matura quando la sinistra propone temi radicali, senza mediazioni opportuniste. Non a caso il movimento sindacale confederale oggi è presente nel movimento pacifista con la sola CGIL, accompagnata al sindacalismo di base. Culture sindacali diverse ma una radice ideologica comune: quella della pace.
Non è tempo di modificare il quadro delle alleanze sindacali: il pacifismo militante è cosa diversa dalla cultura sindacale con cui si opera nei luoghi di lavoro. Ma, senza un ribaltamento politico generale, nessuna cultura sindacale, se non quella corporativa tesa alla conciliazione sociale, potrà svolgere appieno il proprio ruolo. Oggi ci sono le condizioni per orientare il cambiamento: non cediamo alla paura di uscire dai nostri schemi.
Restiamo protagonisti per il bene del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori.
(consegnato in redazione il 28 marzo 2026)
