Come Brancaleone, il ministro Nordio parte lancia in resta per l’ultima Crociata del governo Meloni. L’obiettivo non è liberare Gerusalemme dagli infedeli, ma gli italiani da una magistratura rossa, brutta e cattiva. L’hanno promesso a Berlusconi nella notte dei tempi, tengono fede a un giuramento fatto quando il Cavaliere parlava un giorno sì e l’altro pure di toghe rosse che lo perseguitavano, come avevano fatto in precedenza con l’amico Craxi. Un accanimento giudiziario da risolvere alla solita maniera, picconando la Costituzione. Separare per legge le carriere dei magistrati, requirenti e giudicanti, neutralizzare il Consiglio superiore della magistratura, organo di autogoverno dei giudici, controllare l’operato dei pubblici ministeri, non sia mai che disturbino il manovratore. Chi osa mettere in discussione la guerra santa contro le toghe, peste lo colga. Sono nemici del popolo, ignoranti che non conoscono il diritto anche se hanno titoli accademici di primo ordine, in cuor loro putiniani, pacifinti propal.
Il trattamento riservato ad Alessandro Barbero esemplifica il clima. Vedi alla voce ‘metodo Boffo’, locuzione ufficialmente adottata nel linguaggio giornalistico e politico per definire la macchina del fango lanciata sullo sventurato di turno, da quando l’allora direttore del giornale dei vescovi ‘Avvenire’ osò criticare il Cavaliere. Sono passati quindici anni, il clima resta lo stesso. Screditare l’avversario politico di turno funziona sempre, diversivo mediatico per spostare l’interesse dell’opinione pubblica da temi scomodi. La Crociata è un atto di fede, chi mi ama mi segua. E al diavolo i tecnicismi, roba da addetti ai lavori. Così il referendum costituzionale sulla giustizia diventa l’ennesimo derby fra schieramenti: di qua la maggioranza di governo, di là l’opposizione. Nemmeno tutta, viste le differenze di sensibilità all’interno del sempre amletico Pd. E la campagna referendaria si riduce alla dinamica delle previsioni del tempo, con le percentuali del sì e del no variabili a seconda dell’istituto cui sono state affidate. Per certo la storia insegna che personalizzare i referendum costituzionali non ha mai portato bene, chiedere per informazioni a Matteo Renzi e allo stesso Silvio Berlusconi.
Difendere oggi la magistratura, l’informazione e lo stesso Parlamento vuol dire difendere la democrazia. E allora c’è chi dice ‘no’. Non per questioni di quorum che non serve ma di cuore, la Costituzione va tutelata e applicata per garantire quei diritti troppo stesso negati, dalla giustizia, al lavoro, alla salute.
[Consegnato in redazione il 29 gennaio 2026]
