In Italia come negli altri paesi europei governati dalle destre, “moderate” o “radicali” non fa differenza, le promesse costituzionali di garanzie e diritti stanno diventando carta straccia, con la trasformazione della legge in strumento di controllo, la giustizia in arma, la repressione in prassi ordinaria. Sono espliciti i costituzionalisti e i tecnici del diritto che non hanno paura di esprimersi, di fronte a “pacchetti sicurezza” che introducono norme penali ad hoc contro chi ritiene che il conflitto sociale sia una conquista, e una ricchezza, di ogni democrazia compiuta. Gli attacchi al diritto di sciopero e alle manifestazioni contro l’attuale, inumano (dis)ordine mondiale si accompagnano poi alla tutela giuridica ed economica a quelle che nel linguaggio comune sono definite “forze dell’ordine”, sempre più armate e sempre meno responsabili.
Repressione per chi contesta, immunità per chi reprime: questa la cornice della deriva autoritaria del modello neoliberista, che in nome dell’efficienza e della cosiddetta “sicurezza” espelle il conflitto dalla democrazia. Chi osa dissentire con lo stato di cose presenti viene punito. Ma “La protesta non è reato”, come scritto sullo striscione che ha aperto un partecipatissimo corteo nella città toscana di Massa dopo che 37 persone, fra cui molti sindacalisti, rischiano concretamente di essere processate per aver pacificamente manifestato nel giorno dello sciopero generale di Cgil e Usb contro il genocidio in Palestina.
La sicurezza passa dell’inclusione e dalla tenuta sociale, insistono i difensori della democrazia e della nostra Carta costituzionale, con il sindacato in prima fila, e non nelle ricette del governo del “pugno duro” e delle scorciatoie autoritarie a colpi di legge. Con quella repressione del dissenso che tecnicamente consiste in azioni volte a frenare o criminalizzare le opposizioni, i movimenti di protesta e le opinioni contrarie al sistema vigente. “Il fenomeno, che può violare lo Stato di diritto, include l’uso della sicurezza e del diritto penale per limitare le libertà di manifestazione e il conflitto sociale”, ribadiscono i costituzionalisti non asserviti al potere, e gli avvocati che difendono in tribunale chi non si piega al diktat “ordine e disciplina” delle destre italiane e continentali.
[Consegnato in redazione il 29 gennaio 2026]
