In Palestina si continua a morire, giorno dopo giorno. A Gaza, si muore sotto i bombardamenti “mirati”, sotto i colpi dei soldati israeliani che ammazzano chiunque si avvicini alla linea di demarcazione tra la zona sotto il loro controllo e quella rimasta sotto controllo palestinese. Si continua a morire per mancanza di assistenza medica, di medicine, di cibo. Oltre 9.000 bambini stanno morendo di fame, aggiungendosi agli altri che già son morti, come il neonato che è morto di freddo e stenti la mattina del 17 gennaio. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, l’11 ottobre, il numero delle vittime è salito a 464, con 1.275 feriti, mentre 712 corpi sono stati recuperati da sotto le macerie. Dal 7 ottobre 2023, il bilancio delle vittime dell’aggressione israeliana è salito a 71.548 palestinesi, 171.353 sono i feriti. Il genocidio non si è fermato, continua in forma diversa.
Il 20 gennaio le autorità di occupazione israeliane hanno demolito la sede dell’UNRWA, l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni unite, attaccando direttamente l’ONU, come del resto è successo più volte a Gaza durante i bombardamenti mirati e in Libano con attacchi e provocazioni contro i caschi blu. Stanno cercando di mettere la sordina al movimento mondiale di solidarietà con il popolo palestinese, il movimento che ha imposto con forza e determinazione la fine dei bombardamenti al tappetto e che può ancora fermare il genocidio.
Contro il movimento di solidarietà si scatena la repressione e la criminalizzazione, non solo nei paesi apertamente schierati con l’aggressore israeliano, come gli Stati uniti, il Regno unito, la Germania, ma anche nell’insieme dei paesi occidentali, Italia compresa. In questo quadro vanno inseriti i processi e i procedimenti penali contro gli attivisti e le organizzazioni della rete di solidarietà, le espulsioni di cittadini originari di paesi musulmani residenti nel nostro ed in altri paesi, le provocazioni, le aggressioni e gli sgomberi vero le realtà sociali solidali.
Il Ministero dell’istruzione ha chiesto alle scuole di comunicare dati sugli studenti di origine palestinese. Una rilevazione su base etnica discutibile e inquietante, di cui nella Circolare stessa non viene fornita alcuna motivazione.
Ricordiamo la provocatoria contravvenzione per violazione delle norme sul preavviso nei confronti delle organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo sciopero generale a ottobre per protestare contro l’aggressione militare e il sequestro in acque internazionali dei pacifisti italiani e di altri paesi che navigavano con la “Freedom flotilla”… In questo clima va letto il tentativo volto anche a criminalizzare il movimento sindacale, come è successo con il procedimento penale contro dirigenti della CGIL e di USB della Toscana e di Massa, denunciati con lavoratori e studenti per blocco ferroviario e, per alcuni, anche per manifestazione non autorizzata durante lo sciopero generale del 3 ottobre 2025.
Il 24 gennaio la Toscana è scesa in piazza con la CGIL e il movimento di solidarietà con il popolo palestinese. In diecimila hanno sfilato in una città nella quale il Sindaco di destra aveva “consigliato” la chiusura dei negozi e dei ristoranti per cercare di isolare il corteo.
La solidarietà non si può processare. Il movimento non si lascia intimidire e non si può fermare!
[Consegnato in redazione il 26 gennaio 2026]
