Nel 1915, a Zimmerwald in Svizzera si riunirono rappresentanti di partiti e correnti socialiste, mentre i campi di battaglia erano già divenuti luoghi di una mattanza senza fine.
Il Partito socialista italiano partecipò con una delegazione di tutto il partito. Ne facevano parte Angelica Balabanoff Giuseppe Emanuele Modigliani Costantino Lazzari e Giacinto Menotti Serrati.
La Conferenza si concluse con un appello. L’appello rimase allora inascoltato, ma il socialismo internazionale a Zimmerwald riprese in mano la bandiera dell’internazionalismo e della pace.
L’appello della Conferenza socialista di Zimmerwald è una pietra miliare nella storia del socialismo europeo. Ne riportiamo alcuni brani che tragicamente si attanagliano anche alla realtà di oggi…
“Proletari d’Europa!
La guerra dura da più di un anno! Milioni di cadaveri coprono i campi di battaglia. Milioni di uomini resteranno mutilati per il resto dei loro giorni. L’Europa è diventata un gigantesco mattatoio umano. Tutta la civiltà creata dal lavoro di molte generazioni è votata all’annientamento. La barbarie più selvaggia trionfa oggi su tutto ciò che, fino ad ora, costituiva l’orgoglio dell’umanità. La guerra (…) è frutto della volontà delle classi capitaliste di ogni nazione di vivere dello sfruttamento del lavoro umano e delle ricchezze naturali dell’universo. In tal modo le nazioni economicamente arretrate o politicamente deboli cadono sotto il giogo delle grandi potenze che, in questa guerra, cercano di ridisegnare la mappa del mondo col ferro e col sangue, secondo i loro interessi. (…) Nuove catene e nuovi fardelli, ecco ciò che risulterà da questa guerra, ed è il proletariato di tutti i paesi, vincitori e vinti, che dovrà sopportarne il peso. Aumento del benessere, veniva detto loro al momento dello scatenamento della guerra. Miseria e privazioni, disoccupazione e carovita, malattie ed epidemie sono i suoi veri risultati. Per decine d’anni le spese della guerra assorbiranno le migliori energie dei popoli, comprometteranno la conquista di miglioramenti sociali e impediranno qualsiasi progresso. Fallimento della civiltà, depressione economica, reazione politica: ecco i benefici di questa terribile lotta tra popoli. (…).
Operai! Voi, ieri sfruttati, immiseriti, derisi, vi hanno chiamato fratelli e compagni quando si è trattato di spedirvi al massacro e alla morte. E oggi che il militarismo vi ha mutilati, straziati, umiliati e schiacciati, le classi dominanti esigono che voi abdichiate ai vostri interessi, al vostro ideale, in una parola, che vi sottomettiate come schiavi alla pace sociale. Vi privano della possibilità di esprimere le vostre opinioni, i vostri sentimenti, le vostre sofferenze. Vi proibiscono di formulare le vostre rivendicazioni e di difenderle. La stampa viene soffocata, le libertà e i diritti politici calpestati: è il regno della dittatura militare dal pugno di ferro. Non possiamo più né dobbiamo rimanere inattivi di fronte a questa situazione che minaccia l’avvenire dell’Europa e dell’umanità. Durante lunghi anni, il proletariato socialista ha condotto la lotta contro il militarismo; con crescente apprensione, i suoi rappresentanti si sono preoccupati, nei loro congressi nazionali e internazionali, dei pericoli di guerra, sempre più minacciosi, che l’imperialismo faceva sorgere. A Stoccarda, a Copenaghen, a Basilea, i congressi socialisti internazionali hanno tracciato la via che il proletariato deve seguire. Ma all’inizio della guerra i partiti socialisti e le organizzazioni operaie di alcuni paesi, pur avendo contribuito all’elaborazione di quelle decisioni, hanno disconosciuto gli obblighi che esse imponevano loro. I loro rappresentanti hanno indotto i lavoratori ad abbandonare la lotta di classe, unico mezzo efficace di emancipazione proletaria. Hanno accordato alle classi dirigenti i crediti di guerra; si sono messi al servizio dei governi per svariate mansioni; hanno cercato, mediante la loro stampa e i loro emissari, di conquistare coloro che erano neutrali alla politica governativa dei loro rispettivi paesi; hanno fornito ai governi ministri socialisti, come ostaggi della «Union sacrée». Con ciò stesso hanno accettato, di fronte alla classe operaia, di condividere con le classi dirigenti le responsabilità presenti e future di questa guerra, dei suoi scopi e dei suoi metodi. (…) La classe operaia, la quale non aveva ceduto al panico generale o aveva saputo successivamente liberarsene, non ha ancora trovato, nel secondo anno della carneficina dei popoli, i mezzi per intraprendere in tutti i paesi una lotta attiva e simultanea per la pace. (…)
Ci siamo riuniti per riallacciare i legami infranti delle relazioni internazionali, per chiamare la classe operaia a riprendere coscienza di se stessa e per spingerla a lottare per la pace. Questa lotta è una lotta per la libertà, per la fratellanza dei popoli, per il socialismo. Occorre intraprendere questa lotta per la pace, per una pace senza annessioni né indennizzi di guerra. Ma una simile pace è possibile soltanto a condizione che venga condannata ogni idea di violazione dei diritti e delle libertà dei popoli. Essa non deve condurre né all’occupazione di interi paesi né ad annessioni parziali. No alle annessioni, palesi o mascherate, e no anche all’assoggettamento economico che, a causa della perdita di autonomia politica che esso comporta, diventa ancor più intollerabile. Il diritto dei popoli all’autodeterminazione deve essere il fondamento incrollabile nel sistema dei rapporti tra nazione e nazione. (…)
È dovere e compito dei socialisti dei paesi belligeranti intraprendere questa lotta con tutta la loro energia. È dovere e compito dei socialisti dei paesi neutrali aiutare con ogni mezzo i propri fratelli in questa lotta contro la barbarie sanguinaria. Mai nella storia mondiale c’è stato compito più urgente, più elevato, più nobile; la sua realizzazione deve essere nostra opera comune. Nessun sacrificio è troppo grande, nessun fardello troppo pesante per raggiungere questo obiettivo: il ripristino della pace tra i popoli. Operai e operaie, madri e padri, vedove e orfani, feriti e mutilati, a tutti voi che soffrite per la guerra e a causa della guerra, noi gridiamo: Al di sopra di tutte le frontiere, al di sopra dei campi di battaglia, al di là delle campagne e delle città devastate: Proletari di tutti i paesi, unitevi!”.
Zimmerwald (Svizzera), settembre 1915
