Al momento stai visualizzando Ridefinire i perimetri contrattuali – di Federico Antonelli

L’Assemblea generale nazionale confederale del mese di luglio ha definito gli impegni su cui l’organizzazione sarà chiamata a lavorare dal mese di settembre. Un percorso che tra le altre cose dovrà portare a compimento la discussione su tre temi: rappresentanza, perimetri contrattuali e risorse economiche. Discussione che era stata decisa nel corso dell’Assemblea nazionale di organizzazione del 2022 e che non si è mai concretamente avviata.

La prima necessità sarà quella di evitare di far decadere il confronto in una contrapposizione tra una visione che rischia di essere esclusivamente corporativa e contrattualista delle categorie e il sindacalismo sociale e movimentista, che potrebbe contraddistinguere in modo velleitario il ruolo della confederazione.

Nel lavoro della commissione sui perimetri contrattuali il confronto dovrà avere nella confederalità la bussola di orientamento e dovrà svilupparsi trasversalmente senza bandierine categoriali, dentro il quadrato rosso della CGIL per rafforzare l’unità e la coesione dei lavoratori di fronte al padronato.

Sarà una discussione complessa che metterà a nudo anche valutazioni diverse tra le categorie, con le proprie articolazioni organizzative e politiche, e la confederazione. Nella concatenazione delle questioni questo argomento può sembrare il meno rilevante, ma è quello su cui si giocherà una sintesi ad oggi non prevedibile per sviluppo e conseguenze. Sintesi che dovrà essere una mediazione praticabile e non soltanto un semplice esercizio dialettico: se così non sarà si perderà l’occasione per risolvere alcune ambiguità che è utile chiarire.

Nel documento dell’Assemblea organizzativa del 2022 si fissavano gli obiettivi di questo lavoro: “diminuzione dei contratti e possibile loro accorpamento. Rendere vincolante la modalità di un confronto fra le categorie e la confederazione in relazione all’ampiamento delle sfere di applicazione o di attribuzione di nuovi settori”.

È utile avere il quadro dei settori produttivi, di come sono organizzati in termini di rappresentanza (e di quali istituti si ragiona quando ci si accorge che ci sono sovrapposizioni contrattuali). Spesso i nuovi settori non sono nuovi per nulla, esistono da tempo, e patiscono una concorrenza della loro rappresentanza su cui fino ad oggi ha agito esclusivamente la buona volontà delle strutture coinvolte, nel coordinarsi e nel definire buone prassi contrattuali e di rappresentanza. Si può richiamare ancora il documento conclusivo della assemblea organizzativa che, nel capitolo su “democrazia e partecipazione”, definiscono “vincolante”, laddove si parla di aziende, siti o filiera in cui si applicano più contratti, la presenza di coordinamenti delle delegate e delegati di tutti i contratti coinvolti e il ruolo di coordinamento della confederazione e della categoria titolare della contrattazione con l’azienda committente. Questa scelta pone due questioni. Una è quella della presenza di più contratti nella stessa azienda: in assenza di società committente il ruolo di tutte le categorie presenti è paritario: come si determina la titolarità del coordinamento tra di loro? La seconda è quella relativa alla storia di una parte consistente di appalti che, soprattutto nel settore privatosi sono diffusi in condizioni di debolezza delle categorie industriali, spesso incapaci di difendere la precedente composizione aziendale, con la conseguente espulsione di queste lavoratrici e lavoratori dalla tutela contrattuale di quel ciclo produttivo. Oggi affidare nuovamente la loro rappresentanza alle categorie che hanno perso quel ruolo è utile o rischia di diventare un esercizio velleitario?

Noi sappiamo che la produzione cambia costantemente forma e gli attuali assetti contrattuali spesso non danno le risposte migliori con alcune contraddizioni irrisolte: contraddizioni che esplodono se si affronta anche il tema della sovrapposizione di istituti che, a seguito dei cambiamenti organizzativi della produzione, possono coinvolgere in maniera diretta diversi contratti.

Se prendiamo, come esempio, le aziende informatiche, di consulenza ed ingegneria abbiamo una serie di questioni che si ripetono nei contratti nazionali applicati: generalmente metalmeccanico, telecomunicazioni e commercio. A cominciare dalla classificazione si comprende come la concorrenza tra i diversi istituti sia un tema di grande complessità che apre ad un rischio concreto: che le aziende scelgano il contratto nazionale più vantaggioso e non quello più coerente alla propria realtà organizzativa ed economica.

Di fronte a tutte queste questioni quali possono essere le soluzioni? La ridefinizione degli àmbiti di rappresentanza delle categorie? La ridefinizione delle stesse categorie con perimetri di responsabilità ridefiniti? L’impegno a non sottoscrivere norme che aprano alla concorrenza tra contratti a cominciare dal tema della classificazione del personale?

Ricordando che il raggiungimento degli obiettivi definiti nell’Assemblea organizzativa non passeranno solo dalla nostra volontà, ma anche da un ampio fronte, ad oggi difficilmente immaginabile, che coinvolgerà CISL, UIL e la rappresentanza di impresa, la prima risposta possibile dovrà essere un nuovo accordo tra tutte le categorie, che rimetta al centro e ridefinisca il concetto di confederalità. Cosa significa ciò? Che i perimetri contrattuali rappresentano la declinazione finale delle discussioni sui temi della rappresentanza e delle risorse. Senza un nuovo patto tra categorie e confederazione non sarà possibile trovare una sintesi che permetta alla CGIL di affrontare il futuro del sindacato: dalla propria capacità organizzativa e di rappresentanza, al proprio ruolo nella società molto passerà da questa discussione e dalla sua conclusione. Per questo riflettere sui perimetri contrattuali significa anche progettare la CGIL del futuro.

Un esempio interessante di queste differenziazioni sarà il lavoro della commissione sui perimetri contrattuali. La discussione deve avere nella confederalità la bussola di orientamento e deve svilupparsi trasversalmente senza bandierine categoriali, ma dentro il quadrato rosso della CGIL.