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Dal documento “Il lavoro, la crisi, il sindacato che vogliamo”: contributo alla discussione per il XVI Congresso, presentato il 6 maggio 2009 e successivamente consegnato alla Commissione politica per il Congresso

Riproduciamo di seguito il paragrafo dedicato alla questione della bilateralità dal documento che Lavoro Società, area programmatica in CGIL presentò come contributo per l’elaborazione delle Tesi congressuali per il XVI Congresso confederale. Si voleva fare i conti con la prassi sempre più diffusa – in tutte le categorie e impossibile da contrastare con la semplice riaffermazione dei principi – di un welfare contrattuale e aziendale, cercando di indicare soluzioni che ne riconducessero la contrattazione perlomeno dentro una logica lavoristica e solidaristica.
Era – ed è – evidente che non era più sufficiente la battaglia condotta dalla CGIL e dalle sue categorie per ridurre il numero gli enti bilateri, per assicurare che erogassero le prestazioni previste e che cessasse la pratica di farne carrozzoni buoni a mantenere una burocrazia di emanazione padronale e datoriale, utilizzando quote di salario indiretto dei lavoratori. C’è bisogno di porre fine, non alle prestazioni a cui i lavoratori non vorrebbero certo rinunciare, poiché la lotta per lo stato sociale universale stava allora e sta ancora rinculando, ma alla logica che affida ad organismi paritetici corporativi (che mettono insieme padroni e lavoratori) le decisioni e la gestione dei soldi dei lavoratori.
Lavoro Società ha provato già nel primo decennio del secolo – anche se poi niente è stato realizzato e nemmeno fatto proprio dal sindacato, né la discussione ha fatto passi in avanti – ad indicare una possibile strada per tenere insieme con realismo solidarietà di classe e spinte economicistiche. La ridondanza, la debolezza e la contraddittorietà di alcuni ragionamenti testimonia la difficoltà dell’impresa.
[NdD]

“Contro il patto neocorporativo, occorre rilanciare la mutualità solidaristica tra i lavoratori, nelle aziende, nelle categorie e a livello confederale. Benefici contrattuali derivanti da intese confederali, di categoria e aziendali che utilizzino quote del monte salari per servizi integrativi i lavoratori e ai loro familiari vanno gestite dai lavoratori stessi, ferma restando la conferma del sistema pubblico di welfare universale. La mutualità può essere uno strumento per rivendicare nuovi diritti o strumento solidaristico per perseguire il fine di rendere nuovi diritti universali. Istituti integrativi e di solidarietà, realizzando differendo quote di salario dei lavoratori, non possono essere gestiti in comune con i datori di lavoro. È inaccettabile che le controparti abbiano voce in capitolo sul salario dei lavoratori. Il modello di riferimento potrebbe essere quello delle società di mutuo soccorso o delle cooperative di consumo…

Gli Enti bilaterali non possono sostituirsi alla contrattazione e debbono assolutamente essere semplici strumenti di attuazione delle intese contrattuali; non possono divenire organismi consociativi di natura corporativa, cui affidare la risoluzione di controversie di natura giuridica e disciplinare qualsiasi contenzioso tra le diverse parti sociali. Dobbiamo riprendere il dibattito avviato negli anni 80 per il superamento deli enti bilaterali restituendone le funzioni ad organismi eletti dai lavoratori interessati, coì come avviene in altri paesi europei. Tale discussione non deve sacrificare o negre valor a quegli istituti (come ad esempio la Cassa Edile o gli enti bilaterali per l’artigianato) che – sia pure da riformare – hanno fornito strumenti di tutela dei lavoratori. È la nozione di bilateralità che vogliamo mettere in discussione e non le provvidenze per i lavoratori. Il sindacato deve avere l’ambizione di gestire direttamente e con gli organismi di vigilanza questi enti. Occorre prevedere che tali organismi non possano svolgere attività speculative e che le retribuzioni dei membri siano compatibili con quelle dei loro rappresentati e he le plusvalenze non posano essere dirottate a finanziare altri obiettivi”.

[Da “Il lavoro, il paese, la crisi, il sindacato che vogliamo: Il contributo dell’area programmatica tra il XV e il XVI Congresso (2006-2009) attraverso i documenti” / Lavoro Società; a cura di Andrea Montagni e Antonio Morandi; Roma: Edit coop, 2010]