Nella nazione europea più guerrafondaia del momento, è bastato che gli attivisti tedeschi annunciassero l’iniziativa “Disarm Rheinmetall” per far intervenire preventivamente la polizia di Colonia, pronta a vietare la kermesse a causa di un (molto) supposto “pericolo per l’ordine pubblico”.

Per i legali dei pacifisti non è stato un compito facile smontare il teorema: la Germania guidata dal conservatore Friedrich Merz e patria di Ursula von der Leyen ha approvato lo stanziamento di un enorme fondo da 400 miliardi di euro destinato alla spesa militare. Una marea di soldi da spendere nel giro di pochi anni, con gran gioia dei due principali gruppi tedeschi del settore armi, cioè la Thyssen-Krupp e, appunto, la Rheinmetall.

Così in prima battuta i giudici distrettuali di Colonia non hanno ravvisato lesioni al diritto, costituzionale, di manifestazione. “Incredibile considerare illegale chi critica il riarmo e non invece chi sopra ci sta facendo affari d’oro”, hanno amaramente commentato i pacifisti, che per fortuna hanno visto riconosciute le proprie ragioni dal tribunale superiore di Münster. Quest’ultimo ha stabilito che il veto “viola la libertà di riunione dei cittadini”, permettendo agli attivisti di montare le tende contro Rheinmetall fino alla fine di agosto.

La protesta non è un pericolo, hanno di fatto sentenziato i giudici di Münster, guardando ai circa 500 partecipanti previsti al camp di Colonia. “Se le forze dell’ordine temono attacchi a queste infrastrutture, allora ne controllino gli accessi – hanno scritto in sentenza – lo scopo del protest-camp non sono azioni violente né si prevedono problemi di ordine pubblico”. Anche perché nel programma di Disarm Rheinmetall ci sono solo dibattiti, conferenze e workshop artistici contro la guerra.