Una soddisfatta Nato ha certificato che nel corso di questo 2025 tutte le nazioni che fanno parte dell’Alleanza Atlantica hanno portato le loro spese militari al 2% del prodotto interno lordo (Pil) dei singoli paesi, così come previsto dai vecchi accordi in materia. Un rapido calcolo indica in 45 miliardi di euro la somma stanziata dal governo italiano, naturalmente a discapito di investimenti in sanità, scuola, welfare e ambiente. Ma dopo il vertice dei mesi scorsi all’Aia in Olanda, gli esecutivi si sono impegnati a incrementare progressivamente le spese militari “classiche” fino al 3,5% del Pil nel 2035, in soldoni circa 80 miliardi di euro l’anno per l’Italia. A cui vanno aggiunte altre spese, per un ulteriore 1,5% del prodotto interno lordo, destinate alla realizzazione di infrastrutture (leggi basi militari e caserme grandi e piccole) legate alla difesa del suolo patrio, e per una non meglio precisata “sicurezza”.
Perennemente intenta a compulsare i propri computer-cellulari, visitare siti improbabili e diramare messaggistica a 360 gradi, una distratta opinione pubblica continentale accetta in modo bovino questa dimensione di economia di/della guerra, messa in cantiere da governi e istituzioni sovranazionali (l’Unione europea). Gli stessi che, di fronte ad atrocità inenarrabili come quella in corso in Palestina, si camuffano da opinionisti levando parole di sdegno e di condanna, sfidando il ridicolo visto che le decisioni concrete susseguenti alle parole spettano soltanto a loro.
In questo contesto, gli oppositori a questo folle stato delle cose, come il cartello di associazioni Stop Rearm Europe, fanno anche più del possibile per tenere in vita l’idea di un’altra Europa. Le loro sacrosante proteste e mobilitazioni sono riuscite a mettere una grossa pulce nell’orecchio agli organizzatori del Defence Summit, vera e propria fiera delle armi che doveva svolgersi il prossimo 11 settembre, all’Auditorium della Musica di Roma. “Sarebbe andata in mostra, tra le altre cose, la stessa tecnologia militare che l’Italia fornisce a Israele per il genocidio in corso del popolo palestinese a Gaza e in Medio Oriente – fanno sapere da Stop Rearm Europe – e soprattutto in questo momento storico sarebbe stata scandalosa non solo all’Auditorium, perché in contrasto con le sue finalità statutarie, ma in qualunque sede”.
Alla fine l’evento organizzato dal confindustriale ‘Sole 24 Ore’ è stato annullato, in seguito “all’evoluzione della situazione geopolitica internazionale”. Si mormora anche per pressione dello stesso esecutivo, in particolare del ministro Guido Crosetto, che di fronte alle già programmate contestazioni ai protagonisti della kermesse – governo, capi di Stato Maggiore, amministratori delle industrie degli armamenti – ha calcolato che ci fossero più costi che benefici nel tenere Defence Summit, organizzato in un luogo pubblico come l’Auditorium della Musica per gentile concessione dell’amministrazione capitolina e della Regione Lazio.
