Nella striscia di Gaza sono stati ammazzate o sono morte per assenza di cure, fame e denutrizione oltre 62.000 persone tra i quali 18.400 bimbi, oltre 156.000 sono i feriti. The Lancet, uno dei più importanti giornali scientifici del mondo, ha pubblicato lo scorso gennaio uno studio: i morti a Gaza sono il 40% in più di quelli dichiarati nelle stime ufficiali e che or ora abbiamo riportato. Gli stessi generali israeliani riconoscono che tra le vittime i combattenti di Hamas e delle altre organizzazioni palestinesi sono al massimo 8.900. Il resto sono civili assassinati per la sola colpa di essere arabi palestinesi.

Dopo due anni e dieci mesi dalla invasione della Striscia, l’acqua potabile è meno del 2% e il 70% delle strutture igienico-sanitarie sono state distrutte o danneggiate dalle bombe e dai razzi di Israele. In futuro si prevede la morte di 500 mila persone, riferisce Emergency.

Un milione di gazawi sono sfollati e vivono attendati tra le rovine o in scuole, ospedali, chiese e moschee che vengono spesso bombardate dagli israeliani. Ogni giorno l’elenco delle vittime della barbarie israeliana cresce dinanzi agli occhi sgomenti del mondo. L’aspettativa di vita a Gaza era di 70,5 anni. Oggi si è abbassata a 40 anni. Un genocidio è in atto. Le mani di Netanyahu e dei suoi ministri e quelle del burattinaio di Washington grondano di sangue innocente. Sotto nuove vesti il flagello della svastica è tornato a mietere vittime. Come scrisse Bertold Brecht: “E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancor fecondo”.

È tempo di agire.