Lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori McDonald’s di Sassari
Il 20 e 21 aprile. Due giornate di sciopero. Non per moda, né per capriccio. Lo abbiamo fatto perché non ce la facevamo più. Siamo lavoratori e lavoratrici dei due McDonald’s di Sassari, e ogni giorno mandiamo avanti i locali: dalla colazione servita al mattino fino al panino dell’ultimo turno di chiusura. Ma da troppo tempo veniamo trattati come se fossimo invisibili.
Dietro ogni ordine veloce, c’è una giornata lunga, spezzata e pesante. Gli orari sono ingestibili. Cambiano ogni settimana, spesso da un giorno all’altro. I turni spezzati ci obbligano a stare fuori casa tutto il giorno per poche ore di lavoro. Tre ore al mattino o a pranzo, tre al pomeriggio, a cena o in notturno. Intanto, però, ti sei bruciato la giornata. Studiare? Impossibile. Fare un secondo lavoro? Neanche a parlarne. E la vita privata la incastri – quando riesci – tra un turno e l’altro. Il tempo libero è diventato un lusso. E questo, per molti di noi, è l’unico lavoro.
Ma anche quando lavori tanto, non arrivi a fine mese. Perché i contratti sono part-time, la maggior parte 24 e 18 ore. Non abbiamo mai chiesto la luna. Solo rispetto. Abbiamo fatto richieste, proposto soluzioni, aspettato risposte. Ma dopo mesi di silenzi, promesse non mantenute e passi indietro camuffati da novità, abbiamo deciso di incrociare le braccia. Non è stata una scelta facile. Ma era diventata l’unica possibile.
Alcuni di noi hanno oggi contratti da 36 ore settimanali. Non è un favore: è il frutto di una battaglia iniziata sotto la vecchia gestione in franchising. Lavoravamo in condizioni durissime, con straordinari non riconosciuti e pause negate. All’inizio, non sapevamo nemmeno se un sindacato potesse davvero aiutarci. Eravamo spaventati, diffidenti, e qualcuno ci aveva fatto credere che “tanto non cambia niente”. Ma ci siamo rivolti alla FILCAMS-CGIL di Sassari e le cose, piano piano, hanno iniziato a cambiare. Insieme abbiamo alzato la testa, fatto valere i nostri diritti, ottenuto contratti migliori. Abbiamo capito che l’unione fa la forza, davvero.
Poi è arrivata la gestione diretta di McDonald’s. Ci era stato promesso un cambio di passo: più diritti, più organizzazione, turni umani. Ma non è andata così. I contratti da 36 ore li hanno ereditati, ma non li vogliono. E allora rendono la vita lavorativa invivibile: turni spezzati, meno pause, più carico. Però ti permettono come alternativa di scendere “volontariamente” a 24 ore. Ma cos’ha di volontario una scelta che fai perché non ce la fai più? È una strategia chiara: logorarci piano piano, costringerci a cedere, farci andar via da soli. E tutto questo, mentre l’organico è già sotto pressione. Siamo troppo pochi per reggere il flusso. Ma invece di assumerne altri, ci propongono meno ore.
Meno ore, meno salario, meno diritti. E come se non bastasse, non ci riconoscono nemmeno il giusto livello. Non siamo solo sottopagati: siamo sottovalutati. Ci parlano di “spirito di squadra”, ma poi ci trattano come numeri. Ci dicono che “siamo una famiglia”, ma in che famiglia ti spremono fino all’ultima energia e ti ringraziano se resti in silenzio?
Il problema è nazionale. Troppi McDonald’s, troppe regole diverse. Chi lavora in franchising ha condizioni diverse da chi lavora in gestione diretta. Stesso marchio, stesso lavoro, ma trattamenti opposti. E alla fine, a pagarne il prezzo siamo sempre noi. Per questo chiediamo una cosa semplice e giusta: un contratto integrativo unico per tutti i lavoratori dei McDonald’s in Italia. Che valga per tutti, ovunque. Che garantisca stessi diritti, stessi orari, stesso rispetto.
Non vogliamo eroi, vogliamo diritti. Non vogliamo applausi, vogliamo tutele. Non vogliamo promesse, vogliamo certezze. Con la Filcams CGIL di Sassari al nostro fianco, abbiamo fatto il primo passo. Abbiamo scioperato. Abbiamo alzato la voce. E continueremo, finché non ci sarà un cambiamento vero. Lavorare sì, ma con dignità. E stavolta non torniamo indietro.
