Al momento stai visualizzando L’imperialismo USA è una tigre di carta! – di Mao Zedong

[L’11 luglio 1956, parlando con alcuni giornalisti latinoamericani, Mao Zedong, allora Presidente del Partito comunista cinese e da solo due anni Presidente della Repubblica popolare cinese – ed erano appena passati tre anni dalla conclusione della guerra di Corea nella quale l’esercito cinese aveva fermato e respinto al 38° parallelo le truppe statunitensi – fece una affermazione che è tornata di nuovo di attualità. Quando Mao disse le cose che seguono, la Cina popolare non era ancora una potenza atomica; era un paese povero e in via di sviluppo e il suo seggio alle Nazioni unite era occupato dalla “Repubblica cinese”, cioè il governo di Taiwan che era la unica Cina riconosciuta dal “mondo libero”… L’incipit pare scritto solo poche settimane fa! Per questo abbiamo scelto di pubblicarne ampi brani come articolo di apertura di questo numero di “reds”, ndd]

Gli Stati Uniti innalzano dovunque il vessillo dell’anticomunismo per perseguire i loro scopi aggressivi nei confronti di altri paesi. Gli Stati Uniti hanno contratto debiti dappertutto.

(…) Adesso l’imperialismo americano è molto forte, ma la sua non è una vera forza. Politicamente è molto debole perché è staccato dalle grandi masse popolari, non piace a nessuno, nemmeno al popolo americano. In apparenza è molto forte, ma in realtà non non c’è da averne paura, è una tigre di carta. L’apparenza è quella di una tigre, ma è di carta, non resiste alle raffiche di vento e agli scrosci di pioggia. Secondo me gli Stati Uniti sono proprio una tigre di carta. Tutta la storia, la storia di alcuni millenni della società umana divisa in classi conferma questo assunto: i forti devono cedere il posto ai deboli. Questo vale anche per il continente americano. Potremo avere la pace solo dopo che l’imperialismo sarà stato annientato. Verrà il giorno in cui le tigri di carta saranno distrutte. Ma esse non si distruggeranno da sé, saranno necessarie raffiche di vento e scrosci di pioggia. Quando definiamo l’imperialismo americano una tigre di carta parliamo in termini strategici. Da un punto di vista complessivo dobbiamo disprezzarlo, ma in ogni situazione specifica dobbiamo prenderlo sul serio. È dotato di artigli e di zanne. Per venirne a capo bisogna strappargliele una alla volta. Mettiamo che abbia dieci zanne: la prima volta gliene strappiamo una, gliene restano nove; la seconda volta un’altra e gliene restano otto. Quando gli abbiamo strappato tutte le zanne, gli restano gli artigli. Se procediamo gradualmente e coscienziosamente, alla fine ci riusciremo. Sul piano strategico bisogna assolutamente disprezzare l’imperialismo. Sul piano tattico bisogna prenderlo sul serio. Combattendo contro di esso bisogna prendere sul serio ogni battaglia, ogni aspetto specifico.

Adesso gli Stati Uniti sono molto forti, ma se li consideriamo in un ambito più vasto nell’insieme della situazione e in una prospettiva di lungo periodo, essi sono impopolari, la loro politica non piace perché opprimono e sfruttano i popoli. Per questo la tigre è destinata a morire. Quindi non è terribile, la si può disprezzare.

Tuttavia gli Stati Uniti adesso sono ancora potenti, ogni anno producono oltre cento milioni di tonnellate di acciaio, attaccano dappertutto. Quindi bisogna ancora lottare contro di loro, combatterli energicamente, contendere loro una posizione dopo l’altra. Ciò richiede tempo. A quanto pare, i paesi del continente americano, quelli dell’Asia e dell’Africa, non possono fare altro che continuare la loro disputa con gli Stati Uniti fino in fondo, fin quando le raffiche di vento e gli scrosci di pioggia non avranno distrutto la tigre di carta. (…)