Lavoriamo come addetti vendita nei negozi Alcott di Palermo [Alcott è un marchio italiano di abbigliamento, ndr], nel pieno centro della città e nei centri commerciali, siamo alcuni dei lavoratori iscritti alla FILCAMS CGIL. I nostri negozi aprono ogni giorno dell’anno, tranne il giorno di Natale, e qua il lavoro sembra non avere mai pause: non ci sono giorni di festa, non ci sono giorni di vero riposo e stacco dal lavoro quotidiano, non ci sono limiti alla richiesta aziendale di lavorare.
La nostra azienda non è Alcott, quella è solo l’insegna commerciale: come accade spesso per i grandi marchi internazionali il nostro è un negozio in franchising e la proprietà è locale. Il gruppo Capri non è di Palermo ma in città ha saputo farsi volere bene con diverse iniziative sociali e soprattutto sponsorizzando il Palermo calcio, la nostra amata squadra rosanero che tutta la città sogna vedere nuovamente in serie A. Peccato che tutta questa popolarità corrisponda ad una realtà molto più dura e brutta. Nel sito internet della società si trova una pagina bellissima in cui sono scritti i valori societari. Tra questi se ne nota uno che parla di come si vive e lavora in azienda: “Il valore della famiglia che da sempre ci contraddistingue come gruppo si respira nelle nostre sedi, dove ogni giorno cerchiamo di creare un ambiente di lavoro accogliente e inclusivo e in cui tutti possano sentirsi parte di una grande famiglia”.
Peccato che poi questa famiglia non corrisponda affatto con il concetto di famiglia che tutte e tutti noi abbiamo. In negozio, da qualche anno, abbiamo deciso di iscriverci alla FILCAMS-CGIL e di fare attività sindacale perché di rispetto per la famiglia, per ciò che la vita familiare chiede, per ciò che il lavoro impone, ma dovrebbe anche conciliare con le nostre vite, non ne esiste traccia. Siamo quasi tutti lavoratori e lavoratrici che hanno delle bimbe o dei bimbi piccoli e a noi sono negati turni di lavoro sostenibili (altra parola disattesa nella carta dei valori aziendali), è vietato utilizzare i propri permessi personali, sono negate le giornate di festa (perché il negozio deve restare sempre aperto e di festa dobbiamo lavorare); e se sei una mamma, non mi interessa nulla, anzi questo diventa una colpa e ti nego ogni possibilità.
Questa situazione va avanti così da anni e quando tre nostre colleghe, donne e mamme anche loro, sono state licenziate, la rabbia è definitivamente esplosa. E, si sa, che quando ci si arrabbia si va ad esigere tutto ciò che è stato negato per troppo tempo: per esempio il tempo libero delle nostre ore di Rol. Non le possiamo fare, non ci vengono pagate, come prevede il contratto nazionale e così si accumulano fino a diventare numeri enormi, impossibili da accettare.
Ci abbiamo provato a trovare un accordo con l’azienda per risolvere il problema: in attesa di poterle fare intanto pagateci il pregresso. Ma nulla, solo proposte al ribasso, non mediabili o accettabili: lo sfruttamento che diventa beffa e noi, come rappresentanza FILCAMS-CGIL, assieme alle nostre colleghe e ai nostri colleghi abbiamo deciso fosse ora che la città sapesse: il gruppo Capri, quello che aiuta le persone nei quartieri, quello che spinge la nostra squadra rosanero verso la serie A, non ha i soldi per pagare ciò che il contratto nazionale prevede a chi lavora nei suoi negozi. Una vergogna, se pensiamo agli investimenti, alla ricchezza che ogni giorno produciamo lavorando, se pensiamo che siamo mamme e papà che lavorano, che amano lavorare in negozio e si impegnano con i clienti e con l’azienda, ma che umanamente amiamo di più i nostri figli e le nostre famiglie e vorremmo vederli e passare qualche giornata di festa assieme a loro.
Il nostro sciopero e presidio hanno fatto rumore: la città ha capito, le nostre colleghe e i nostri colleghi hanno avvertito il sostegno del sindacato che ha fatto propria la battaglia per rendere umano il nostro lavoro. Adesso tocca all’azienda: capirà che una carta dei valori non è un volantino pubblicitario, ma un biglietto da visita che se non rispettato diventa carta straccia che fa vergogna? Capirà che rispettare chi lavora è il primo dei valori sostenibili da praticare? Capirà che lavorare non è un dono concesso a cui non si concedono diritti, peraltro sanciti dai contratti che loro applicano?
La nostra lotta prosegue da anni, ogni volta cambiamo forma e modalità, perché non è sempre semplice coinvolgere le persone, i nostri colleghi a volte spaventati dal potere aziendale, ma non ci fermiamo, convinte e convinti che questa battaglia la dobbiamo a noi stesse, alla nostra vita e anche al nostro lavoro.
