Al momento stai visualizzando “Lavoratori del mondo, unitevi!” – di Paolo Mencarelli

Brevi note sulla seconda Internazionale (1889-1914)

All’indomani della sanguinosa repressione della Comune di Parigi (1871), primo esempio per quanto effimero di “autogoverno operaio” o dei produttori, animata dalle più varie tendenze democratiche, socialiste e libertarie, l’Associazione Internazionale dei Lavoratori fondata nel 1864, detta Prima Internazionale, si sciolse in mezzo a dispute di fazione tra socialisti e anarchici. Tuttavia nel congresso dell’Aja del 1872 vennero individuati punti programmatici determinanti, destinati a caratterizzare i futuri tentativi di coordinamento internazionale. Tra questi che “nella lotta contro il potere collettivo delle classi possidenti, il proletariato non può agire come classe se non costituendosi esso stesso in partito politico distinto […] questa costituzione in partito politico è indispensabile per assicurare il trionfo della rivoluzione sociale e del suo fine supremo: l’abolizione delle classi”.
Per il successivo quarto di secolo, i socialisti furono privati della loro più alta forma di organizzazione. Ma nell’anniversario della presa della Bastiglia, il 14 luglio del 1889, cent’anni dopo la Rivoluzione francese, i dirigenti dei principali partiti operai e socialisti rifondarono l’Internazionale. Un enorme striscione rosso decorato con le parole in oro “Lavoratori del mondo, unitevi!” fu appeso in una sala da ballo parigina stracolma. C’era Paul Lafargue, genero di Marx, ad accogliere i rappresentanti di ventiquattro paesi al congresso di apertura della Seconda Internazionale, rivolgendo un benvenuto speciale ai numerosi delegati tedeschi (ancora fresca era la memoria della guerra franco-prussiana) e celebrando l’assenza di nazionalismo: “Non ci riuniamo qui sotto la bandiera del tricolore o di qualsiasi altro colore nazionale, ci riuniamo qui sotto la bandiera rossa, la bandiera del proletariato internazionale. Qui non sei nella Francia capitalista, nella Parigi della borghesia. Qui in questa stanza sei in una delle capitali del proletariato internazionale, del socialismo internazionale.”
Nell’ultimo trentennio dell’Ottocento i partiti della Seconda Internazionale erano diventati fiorenti organizzazioni di massa legate a movimenti sindacali in rapida crescita, che facevano pensare ad una altrettanto rapida crescita organizzativa ed elettorale nel cuore dell’Europa capitalista. Mentre i lavoratori dell’industria rimasero la base primaria del movimento, l’influenza politica si estendeva a settori ristretti ma significativi della piccola e media borghesia intellettuale e professionale (pensiamo alla presenza di avvocati e medici) fino ai braccianti agricoli a giornata e ai piccoli contadini che costituivano una fetta minoritaria ma importante dei partiti socialisti italiani e francesi. I sindacati di quelle nazioni rimasero ampiamente sospettosi nei confronti del parlamento e della “politica come professione” per citare Max Weber. A margine dei grandi partiti, soprattutto in area mediterranea si formarono significative minoranze anarcosindacaliste (Spagna e Italia in modo particolare). Il vento del “progresso” sembrava comunque gonfiare le vele del movimento di classe almeno in una serie di paesi dell’Europa continentale (Germania, Belgio, Italia solo per citarne alcuni). Come nota Luigi Cortesi la tendenza al legalitarismo e la fiducia nella vittoria politica ed anche elettorale cominciavano a rendere problematico “il necessario rapporto tra fini rivoluzionari, ritmi e modi dell’azione politica”. E in effetti due grandi questioni, presto dirimenti e laceranti, attraversarono la storia della Seconda internazionale dal 1889 all’anno del suo traumatico scioglimento, il 1914: il rapporto riforme/rivoluzione e la questione dell’atteggiamento verso la guerra imperialista tra “disfattismo rivoluzionario” (Lenin), “non collaborazione” (Psi) e affiancamento ai propri governi borghesi nazionali (maggioranza della Spd tedesca).
Era notoriamente proprio la Spd, la socialdemocrazia tedesca, il partito-guida europeo e mondiale, quello ritenuto più avanzato da ogni punto di vista a partire da quello organizzativo. Il partito diffondeva il socialismo non solo attraverso il suo imponente impero della stampa, ma anche attraverso la scuola del partito, le regolari feste di massa, le riunioni delle sezioni locali e i congressi. Organizzava inoltre associazioni di ginnastica e una serie di club, per il canto, il ciclismo, il canottaggio, il nuoto, la vela e il calcio. Le associazioni di lavoratori di base promuovevano la salute pubblica, il teatro libero, il naturalismo… A ciò la Spd aggiungeva un dibattito teorico ricco ed articolato, che vide punte polemiche aspre ma sempre di alto livello da Bernstein a Luxemburg, per citare le due ali “destra” e “sinistra” mentre il “papa rosso” Kautsky si proponeva come il custode dell’ideologia marxista di cui si può tranquillamente dire che era stato, fors’anche più di Engels, uno degli inventori. Da alcuni scritti conosciuti ed editi di Marx, deceduto nel 1883, era infatti nato il “marxismo” i cui seguaci venivano designati in modo più o meno polemico come “marxisti”. Oggi, nel 2026, alla luce di nuove e importanti edizioni critiche, basta citare solo per l’Italia la recente nuova edizione critica de “Il Capitale” a cura di R. Fineschi o i contributi di M. Musto, sappiamo quanto poco in realtà del suo pensiero e della sua elaborazione fosse realmente conosciuto. Nello stesso periodo avvenne la separazione tra i partiti socialisti e i sindacati, che in una prima fase avevano fatto parte della nuova Internazionale: dal 1901 i sindacati tennero infatti conferenze sindacali internazionali a loro specificatamente dedicate, sotto il nome di Federazione internazionale dei sindacati. Fino al 1914 la nuova Internazionale ebbe membri di tutti i continenti, ma rimase sostanzialmente eurocentrica e orientata alle condizioni e agli interessi dei Paesi industrializzati. Due delle decisioni prese dalla seconda Internazionale furono mantenute anche dopo la sua fine: la giornata internazionale di festa e di lotta del Primo maggio e la giornata internazionale della donna l’8 marzo (conferenza internazionale delle donne socialiste di Copenaghen, 1910). Sempre sulla questione femminile già nel 1907, durante il Congresso dell’Internazionale socialista, divenne centrale il diritto di voto delle donne. Pochi giorni dopo, la Conferenza internazionale delle donne socialiste portò alla creazione di un Ufficio guidato da Clara Zetkin, figura simbolo della lotta per l’emancipazione femminile.

(consegnato in redazione il 17 giugno 2026)