Vagiti proletari nell’Europa del XIV secolo
Nel 2023 il professor Alessandro Barbero dette alle stampe una raccolta di sue conferenze che avevano per oggetto sommosse popolari accadute nel Basso Medioevo. Il libro di poco meno di 180 pagine venne edito da Laterza al prezzo di copertina di € 17,10 ed è stato rieditato, senza modifica alcuna, come supplemento a ‘La Repubblica’ a febbraio 2026 al prezzo più modesto di € 9,90 più il prezzo del quotidiano.
Barbero è un brillante conferenziere, ma è anche un vivido scrittore che avvicina alla storia come fosse un moderno cantastorie (a proposito di Medioevo!), ma non racconta novelle o “storie”, racconta proprio la Storia quella con la esse maiuscola e mette il suo sapere a disposizione di chi ascolta o meglio ancora legge.
Dei quattro episodi storici raccontati (la ribellione contadina del 1358 in Francia che coinvolse anche “il popolo di Parigi”, rivolta che ha prestato il nome del suo presunto capo Jacques Bonhomme a tutte le ribellioni del contadiname da allora in poi – le jacquerie per l’appunto –, la rivolta contadina inglese del 1381, quella piemontese dei “Tuchini” nel 1386 che fu ribellione di comunità locali contro feudatari e quella operaia e artigiana di Firenze nel 1378) è la ribellione fiorentina detta de “I ciompi” che dà il titolo alla raccolta di saggi: “All’arme! All’arme! I priori fanno carne!: le grandi rivolte popolari del Trecento”.
Barbero spiega e nega una lettura da film dell’orrore dell’urlo che dette vita alla rivolta fiorentina e che fa da titolo al libro, “‘Fanno carne’ vuol dire: ammazzano la gente. ‘I priori fanno carne! Armatevi, cattiva gente!, che non vuol dire malvagia, ma vuol dire poveretti: armatevi, poveri voi, se no siete tutti morti”.
Ma la scelta del titolo non risponde – così credo – solo ad una efficace scelta editoriale anche se la titolazione è vivida e incuriosisce il lettore potenziale che si presume non sia soltanto uno studioso o un cultore della materia. Esso disvela qualcosa di più: il riconoscimento del valore universale di una ribellione che anticipa la modernità, un annunzio con secoli di anticipo, dell’apparire sulla scena come protagonista di una classe sociale, il proletariato, che non aveva la proprietà dei mezzi di produzione e che produceva con il lavoro la ricchezza dei suoi padroni, in una società nella quale ancora i rapporti di produzione feudali avevano da pochi secoli sopravanzato in Occidente il modo di produzione mercantile-schiavistico precedente e i rapporti di produzione capitalistici tra capitale e lavoro coinvolgevano solo e in misura limitata la società urbana, in città popolate da artigiani e i grandi possidenti erano i monarchi, i loro vassalli e i grandi mercanti.
Come scrive nell’introduzione del libro lo stesso Barbero: “C’è voluta la storiografia marxista per segnalare che al contrario anche in queste sommosse s’intravvede la coscienza di classe dei rivoltosi, e che si tratta di episodi di lotta di classe tra sfruttatori e sfruttati proprio come avviene per le rivoluzioni trionfatrici di secoli più vicini a noi”. Una sottolineatura importante, pur se le rivolte ci parlano anche di altre contraddizioni: quelle tra città e campagna, tra Comuni e feudatari, tra monarchi e vassalli, tra borghesi e signori feudali… Le contraddizioni, c’insegna la dialettica materialista, vanno riconosciute, analizzate e “ordinate” in uno schema d’indagine che individua il principale e il secondario, che distingue le contraddizioni antagoniche da quelle che non lo sono, ma questo è altro discorso.
Recuperate il bel libro del professor Barbero in edicola se ancora c’è o in una libreria, semmai in una di quelle che vende anche l’usato, per spuntare un prezzo minore pure per l’edizione più “lussuosa”, quella di Laterza del 2023 e buona lettura!
(consegnato in redazione il 3 maggio 2026)
