I contratti sono quasi tutti siglati.
C’è stato l’impegno ad introdurre in tutti norme sulla tutela di genere.
Rimangono criticità su qualifiche e classificazione del personale ma nel complesso sono stati fatti passi in avanti.
Sugli incrementi salariali ogni contratto ha portato a casa un equilibrio negoziale più che dignitoso, anche se gli aumenti medi si sono attestati tra il 12 e il 14%, a fronte di un’inflazione che ha superato il 18. L’Ipca depurata ingabbia la contrattazione in uno schema insostenibile. Non è stata una contrattazione “di scambio”. Partecipazione e mobilitazione dei lavoratori sono stati elemento di forza.
La Filcams-Cgil ha fatto un buon lavoro, ma serve una svolta nelle politiche contrattuali. Una svolta confederale cui la Filcams deve partecipare dando un contributo.
Dobbiamo ridare sostanza agli incrementi salariali “depurandoli” (questo sì!) dai costi che non si traducono in salario monetario in busta paga. Benefit, maggiorazioni definite in sede aziendale non vanno considerati come fossero incrementi retributivi tabellari.
Vanno consolidati meccanismi automatici di recupero dello scostamento inflazionistico registrato nella vigenza contrattuale.
Dobbiamo riprendere confederalmente la battaglia per il salario minimo.
Dobbiamo trasferire alla Confederazione la consapevolezza di riconoscere il lavoro domestico e di cura, che la Filcams ha acquisito con la decisione storica di aderire nel 2026 allo sciopero internazionale dell’8 marzo.
Dobbiamo fare delle delegate e dei delegati eletti e della democrazia di mandato il fondamento nella elaborazione delle piattaforme, nelle scelte di mobilitazione e delle valutazioni delle intese contrattuali anche in sede nazionale.
(consegnato in redazione il 17 giugno 2026)
