Declino dei salari reali e deterioramento delle condizioni lavorative. Secondo un numero sempre più corposo di economisti, quello che è accaduto in Italia negli ultimi trent’anni ha portato ad una emergenza sociale. Une deriva accentuata dalle spinte inflattive, a tal punto che per le famiglie normali arrivare a fine mese è sempre più difficile, perché all’aumento dei prezzi non corrispondono aumenti degli stipendi, per giunta legati a occupazioni sempre più precarie. La cosiddetta “fuga dei cervelli”, di giovani generazioni sacrificate sull’altare di una società sclerotizzata in cui la speranza di un futuro migliore è destinata a rimanere tale, è un effetto di questo stato di cose.
Chi si occupa di economia racconta che un problema dell’Italia è anche il mercato interno: se non riprende sono guai. E per ripartire sono sempre più necessari investimenti, e sostegno alle famiglie e alle stesse imprese. Le innovative, s’intende, come ad esempio quelle incentrate sulle energie rinnovabili che possono limitare le spese sempre più ingenti per le fossili, per giunta climalteranti a tal punto da provocare quegli stravolgimenti epocali che stiamo toccando con mano.
Visto che le leggi di bilancio non sono più realmente di competenza dei parlamenti nazionali ma sono promosse, o bocciate, dall’Unione europea, è a Bruxelles che dovrebbero essere messe in cantiere strategie d’azione adeguate all’attuale, assai depressa fase economica che non è solo italiana ma continentale. Ci vorrebbe un nuovo Pnrr, quel Next generation Ue che nella pandemia ha permesso una pur parziale ripresa. In parallelo, sarebbe quanto mai necessaria una netta inversione di tendenza nel cosiddetto “mercato del lavoro” – e qui invece i governi nazionali possono agire in proprio – perché i dati dell’Osservatorio Inps del primo trimestre 2026 raccontano che diminuiscono le assunzioni stabili e le trasformazioni verso il tempo indeterminato, mentre continua a crescere il ricorso a rapporti di lavoro precari e discontinui. Una tendenza che va avanti da troppi anni, e che rende l’Italia un paese che sta perdendo la gioia di vivere.

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