Al momento stai visualizzando La migliore amica di Washington chiude gli occhi su Gaza – di Frida Nacinovich

“E questa vi sembra tregua? Fermiamo il genocidio a Gaza”. Le frasi scorrono su un maxischermo portato davanti a Palazzo Chigi e alla Farnesina da Amnesty International e Greenpeace. Immagini di macerie, esplosioni, disperazione, mentre a un Oceano di distanza Donald Trump sovrintende, come un re medievale, alla prima riunione del cosiddetto ‘board of peace’, il ‘consiglio della pace’ ideato dal presidente degli Stati Uniti per organizzare la ricostruzione della Striscia di Gaza. Piccolo ma non trascurabile problema: i filmati delle associazioni umanitarie sono stati girati dopo l’accordo di ‘cessate il fuoco’ dello scorso ottobre. 130 giorni di tregua, più di 600 palestinesi uccisi dall’esercito di Tel Aviv, 100 erano bambini. ‘Basta armi ad Israele’. Ma da quell’orecchio Giorgia Meloni proprio non sente. La migliore amica europea di Washington avrebbe avuto una gran voglia di partecipare attivamente alla riunione dei pacificatori, noti difensori dei diritti umani come Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Ungheria e via dicendo. Ma ogni tanto i sogni restano desideri, anche perché i principali paesi europei, Germania, Francia e perfino il Regno unito, si sono rifiutati di entrare nel team di re Donald. Anche il Vaticano ha cortesemente declinato l’invito, nonostante sia sempre stato in prima linea per cercare di fermare la mattanza. Che fare? L’Italia è presente come ‘osservatrice’. Però non lo fa con esponenti di seconda fila ma con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha subito messo le mani avanti: “Non sono qui a scodinzolare a casa di qualcun altro”. Per certo la presidente del Consiglio ha difeso l’iniziativa: “Era fondamentale esserci”. L’ineffabile Tajani ha aggiunto: “Non è un board di affari”. Sarà, di sicuro è un modo di compiacere il tycoon, al pari delle dittature e dei governi autoritari che sono accorsi al tavolo trumpiano.
La figuraccia planetaria – Russia e Cina non si sono nemmeno degnate di rispondere a Trump – smuove perfino le opposizioni parlamentari di casa nostra. Per una volta tutte insieme, Pd, Cinque stelle, Avs, renziani e calendiani, anche se al solito ben poco appassionatamente. Silenzio dagli ex innamorati Matteo Salvini e Roberto Vannacci, troppo impegnati a rubarsi voti tra i fan della destra più destra. Uniti all’intera maggioranza di governo solo nella sempiterna caccia al magistrato, trofeo da portare sulla tomba di Silvio Berlusconi. Gli eredi del Cavaliere devono tanto all’uomo che li ha portati a vincere le elezioni, lasciando in dote un sistema comunicativo-informativo da brividi, dove il confine fra notizia e propaganda è diventato così labile da far diventare il delitto di Garlasco un affare di Stato. Con mesi e mesi di interminabili trasmissioni sulle reti Raiset, nel palese tentativo di portare acqua al mulino del referendum costituzionale sulla giustizia. Una partita in cui il governo Meloni sta giocando sporco, anche perché il nervosismo crescente dalle parti di palazzo Chigi indica una crescente opposizione. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

(consegnato in redazione il 20 febbraio 2026)