Sono le 7:50 del 9 febbraio 2026: due furgoni della BTV Spa, uno di colore bianco a pieno carico (si parla di quasi 6 milioni di euro) e l’altro di colore blu di scorta, hanno imboccato da pochi minuti la strada statale 613 che da Brindisi porta a Lecce. Alcune auto, con lampeggianti blu, simili a quelli delle auto civetta della Polizia di Stato, si fanno strada superando, prepotentemente, le vetture dei pendolari che in quel momento stanno percorrendo la stessa strada, ignari che da lì a poco sarebbero stati testimoni diretti dell’ennesimo assalto ad un uno dei due portavalori: “quello bianco”.
Questa volta, a differenza degli episodi passati, un camionista immortala col proprio cellulare le immagini choc di quella che è stata una vera e propria azione paramilitare.
Una di queste auto affianca il furgone, spara, con un fucile Kalashnikov, una serie di colpi sulla fiancata, poi lo supera e si mette di traverso intrappolandolo. Alle loro spalle un camion viene dato alle fiamme e lungo la carreggiata vengono disseminati dei chiodi a quattro punte per delimitare il perimetro di azione. Intanto un commando di 8 uomini incappucciati, dotati di fucili d’assalto, si posizionano come in un perfetto schema provato e riprovato chissà quante volte.
Le tre guardie giurate rimangono immobili perché, in quegli attimi di terrore, non c’è molto da fare. Davanti, accovacciato dietro ad una delle macchine, un uomo, con passamontagna nero e tuta bianca, li tiene sotto tiro con un fucile AK-47, alle loro spalle un complice attacca due cariche esplosive sul portellone posteriore.
Tutto questo farebbe pensare ad una scena di un film d’azione, ma pochi secondi dopo una delle due cariche esplosive fa saltare il mezzo blindato bianco aprendolo come una scatola di sardine e facendo sprofondare tutti i presenti dentro la cruda realtà.
Lo sappiamo bene noi della segreteria della Filcams di Brindisi perché, per fortuna, con loro, nel pomeriggio ci abbiamo potuto parlato. Nelle loro parole tanta paura, rabbia e sfiducia. “Siamo salvi noi e i soldi – ci hanno risposto – ma a quale prezzo? Rivedere il video del momento in cui il furgone esplode e dopo che la nuvola di fumo si è dissolta ci è sembrato di vedere dall’esterno la nostra morte”.
I mezzi blindati sono sempre in affanno, ognuno di essi ha sempre qualche cosa che non va: c’è quello in cui i fumi di scarico entrano nell’abitacolo (nei furgoni i finestrini non si possono abbassare), poi quello che ha la portiera che, difficilmente, si apre sia dall’interno che dall’esterno e poi c’è quello che se prende una curva un po’ più veloce rischia di andare a finire fuori strada… Il tutto per uno stipendio che la maggior parte delle volte non supera i 1.500 euro al mese…tanti per molti, una miseria per chi fa questo mestiere.
Nelle ore frenetiche successive all’attacco, però – dopo la sparatoria tra i carabinieri e i banditi (che ha poi portato all’arresto di due uomini del commando), dopo aver curato il carabiniere che in borghese ha inseguito e lottato con uno dei banditi, rimanendo ferito e dopo aver quantificato i danni – si sono susseguiti comunicati ufficiali che hanno giustamente elogiato la tempestività delle Forze dell’Ordine. Ma in questo susseguirsi di notizie le istituzioni si sono dimenticate delle tre guardie giurate che quella mattina, intrappolati in quel maledetto furgone, hanno rischiato di saltare in aria. Nessuno si è preoccupato della loro salute fisica e mentale.
Ma se lo Stato, attraverso il Dm 269/10, ha imposto agli istituti di vigilanza, un percorso di formazione tecnica, psicofisica e operativa a tutte le gpg (guardie particolati giurate) – che sotto il profilo delle responsabilità e della disciplina li equipara di fatto a operatori di pubblica utilità, con paghe che è sempre più complicato contrattare con le associazioni datoriali – perché se ne dimentica nel momento in cui accadono episodi così gravi? Perché non li considera parte integrante del sistema paese? Nel 2025, solo in Puglia, ci sono stati 6 assalti ai porta valori e più di 30 bancomat sventrati.
La Filcams-Cgil di Brindisi da anni denuncia questi episodi criminali attraverso comunicati stampa e richieste di interventi urgenti da parte delle istituzioni per l’apertura di un tavolo di concertazione, chiedendo il rafforzamento delle misure di sicurezza, aumentando gli investimenti, definendo delle strategie operative e protocolli di prevenzione efficaci, rafforzando pattugliamenti, utilizzando tecnologie di monitoraggio nei tratti stradali più esposti, sostituendo i mezzi più vetusti con quelli di ultima generazione e infine una formazione specifica e continua, così come per esempio prevista dai D. M. 85/99 e D. M. 154/09 per le gpg aeroportuali e portuali, le quali vengono sottoposte continuamente a corsi, refresh (aggiornamenti) e ricertificazioni. Ma, al netto di qualche vaga risposta, i risultati non sono mai stati soddisfacenti.
E’ necessario un forte cambio di rotta con più rispetto per l’incolumità, per il salario, per la professionalità e per la dignità sociale per questa categoria di lavoratrici e lavoratori.
(consegnato in redazione il 25 febbraio 2026)
