Avevamo chiuso questo numero di “reds”, allorché, la mattina del 28 febbraio, sono iniziati i bombardamenti di USA e Israele contro le città dell’Iran. La mano assassina di Netanyahu non si accontenta del sangue versato giorno dopo giorno in Cisgiordania, nella striscia di Gaza, in Libano. Né gli schizzi di sangue turbano più di tanto i sogni del puparo di Washington. Sono soprattutto i civili ad essere colpiti – decine di bambine già sono state ammazzate in una scuola elementare a Minab, una città nei pressi dello Stretto di Ormuz.
La guerra israelo-statunitense non ha alcuna legittimazione sulla base del diritto internazionale, quale che sia il giudizio sul regime degli Ayatollah. Il pretesto di un cambio di regime a Teheran non ha nulla a che vedere con i diritti delle donne e la libertà degli iraniani. Ci auguriamo che nessuno nelle fila della resistenza e delle forze democratiche iraniane cada nella trappola in cui caddero gli irakeni, quando gli USA attaccarono il loro paese nella prima guerra del Golfo. Continueremo ad appoggiare la lotta dei popoli dell’Iran contro il regime, ma con la stessa forza negheremmo qualsivoglia sostegno a chi si mettesse al servizio dell’imperialismo Usa.
Questa guerra fa parte del piano proclamato e costruito dalle cancellerie occidentali per ridisegnare il Medio oriente, con l’unica potenza – già nucleare – di Israele che controlli incontrastata la regione, a garanzia degli interessi petroliferi, economici e commerciali di Usa ed Europa contro la possibilità di un protagonismo nuovo dei paesi di quello che fu il Terzo mondo, di fronte alla fine del bipolarismo e all’impossibilità per gli Stati uniti e paesi occidentali di fare dell’Occidente l’imperatore incontrastato del mondo intero. É ancora più chiaro che il genocidio del popolo palestinese era ed è funzionale alla “grande Israele”, avamposto armato dell’imperialismo statunitense, non solo dal Giordano al mare, ma in tutto il Medio Oriente, fino all’Eufrate, come si è lasciato scappare il ciarliero ambasciatore Usa in Israele, Huckabee.
Trump rivendica la Groenlandia, intimidisce i governi di Danimarca e Canada, cerca di prendere per fame Cuba, “tierra libre de America”, sequestra il legittimo presidente del Venezuela e ne umilia governo e popolo, minaccia il governo del Messico, finge di trattare con l’Iran per poi aggredirlo militarmente, mette in stato d’assedio le città Usa per la guerra contro i migranti. Gli Stati uniti “benignamente” cercano di assegnare un ruolo anche ai possibili vassalli come Putin un po’ “nemico” e un po’ socio d’affari in Ucraina, ai paesi arabi coinvolti nel “Board of Peace” e che ora dovrebbero tacere o partecipare dinnanzi alla guerra contro l’Iran. Tutto questo con l’aperto consenso del governo italiano e i blandi richiami alla moderazione da parte di un’asservita Unione europea nella quale le politiche di austerità e di guerra, l’equiparazione tra fascismo e comunismo hanno smantellato le fondamenta sociali, democratiche e antifasciste dell’Europa postbellica e creato le condizioni per il dilagare di una destra populista e sovranista, con il balbettare dei partiti socialisti e democratici, prigionieri anch’essi della propaganda sulla superiorità del capitalismo e del liberismo economico in nome dei quali hanno rinnegato i valori costitutivi del movimento internazionale dei lavoratori.
Solo la mobilitazione popolare può dire ‘No’ alla guerra, al riarmo, alla distruzione di ogni possibilità di civile convivenza e cooperazione tra i popoli. Scendiamo ovunque nelle piazze, riportiamo nelle strade la grande forza delle mobilitazioni dello scorso ottobre. Fermare la guerra, con tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione è la sola imprescindibile Via Maestra.
(consegnato in redazione il 28 febbraio 2026)
