Quando un ministro della giustizia definisce l’organo di autogoverno dei magistrati “un sistema paramafioso”, torna in mente l’aforisma di Ennio Flaiano: “La situazione politica è grave ma non è seria”. I continui sfondoni istituzionali del ministro Nordio hanno però convinto Sergio Mattarella a presiedere una seduta del Consiglio superiore della magistratura. Una decisione rara per un presidente della Repubblica, ma giustificata. Perché le parole offensive di Nordio esigevano una presa di posizione. Anche perché l’attacco del governo Meloni a un potere dello Stato, la cui indipendenza viene messa a rischio dall’ennesima riforma costituzionale (dopo quelle di Berlusconi e di Renzi, entrambe fortunatamente bocciate dal popolo italiano), richiama periodi bui.
In una recente, bella intervista, Ugo De Siervo ha ricordato alcuni particolari del lavoro dell’Assemblea Costituente. L’ex presidente della Consulta ha scritto dei libri per approfondire il contributo dei cattolici “nella felice invenzione del Consiglio superiore della magistratura”. Perché furono proprio esponenti della Dc a proporre l’attuale composizione del Csm che la riforma targata Meloni vuole cancellare: “Per il mondo cattolico – ha spiegato De Siervo – è fondamentale garantire davvero l’autonomia dei magistrati, che deve essere conseguita anche tramite una rappresentanza adeguata. Non a caso, la composizione del Csm, con la prevalenza dei magistrati che da un terzo arrivarono ai due terzi, è proprio il frutto dell’accettazione, da parte della Costituente, di una proposta di Oscar Luigi Scalfaro e di altri democristiani”. Per tenere in equilibrio il sistema politico, ed evitare una concentrazione di potere eccessiva nelle mani del governo di turno.
(consegnato in redazione il 23 febbraio 2026)
