Al momento stai visualizzando Il salario è dignità: la nostra lotta continua – di Riccardo Dentini

La vertenza per il rinnovo del contratto delle farmacie private

Il 13 aprile ha rappresentato un atto di rottura necessario: lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori delle farmacie private ha squarciato il velo di ipocrisia che avvolge un settore dove, dietro il decoro istituzionale del camice bianco, si nascondono stagnazione salariale e svalutazione professionale senza precedenti. La giornata ha raccolto l’eredità dello storico sciopero del 6 novembre 2025, quando la categoria aveva già dato un segnale inequivocabile. Anche in quell’occasione avevamo assistito al solito balletto dei numeri: se le Organizzazioni sindacali hanno rivendicato adesioni massicce, intorno al 70% con alcune punte ben più elevate, Federfarma ha risposto parlando di impatto “irrilevante”. La discrepanza non è solo statistica: negare la partecipazione serve a negare l’esistenza stessa di un conflitto che invece brucia dietro ogni bancone.
Il comportamento di Federfarma merita un’analisi profonda: ostruzionismo, trucchi contabili e una narrazione volta a sminuire una categoria che ha garantito profitti immensi. Bisogna, innanzitutto, smontare la truffa mediatica delle “classifiche sui redditi”. Periodicamente i giornali pubblicano statistiche nelle quali “i farmacisti” figurano sul podio delle categorie più pagate d’Italia. Ma c’è un inganno: la posizione è riferita al reddito dei farmacisti titolari, non dei collaboratori! A differenza del comparto bancario, dove la distinzione tra “bancario” e “banchiere” è arcinota, in farmacia si gioca sull’equivoco del termine “farmacista”. Il titolare lavora al banco accanto al dipendente, indossa lo stesso camice, ma le realtà economiche sono distanti. Il comparto non conosce crisi e distribuisce la ricchezza cosicché i titolari accumulano patrimoni, mentre professionisti laureati faticano a raggiungere i 1.500 euro netti. Lo sciopero è servito a dirlo forte: smettiamola di essere “colleghi” e torniamo a essere lavoratori che pretendono il giusto salario dai padroni.
La storia dei rinnovi contrattuali degli ultimi 15 anni è lo specchio di questo divario. Nel 2011 arrivò un aumento di appena 107 € lordi, poi il deserto. Un blocco contrattuale durato dieci anni, interrotto solo nel 2021 con aumenti salariali pari a 80 €. In totale, mentre il mondo cambiava e il costo della vita esplodeva, i dipendenti hanno visto la propria busta paga crescere, ma perdendo potere di acquisto. I titolari incassano somme da record, i dipendenti pagano il prezzo dell’inflazione!
La risposta di Federfarma alla nostra richiesta di 360 € lordi è un capolavoro di manipolazione. Sfruttando il quadro normativo attuale, la controparte fa leva sulla detassazione degli aumenti. È un inganno pericoloso: la detassazione non è strutturale, è una “mancia” elettorale che può sparire domani. Basare un rinnovo su uno sgravio passeggero significa perdere di vista il vero obiettivo negoziale di un aumento concreto e stabile per il futuro. Anche se in alcune frange della categoria c’è confusione su questo, la partecipazione allo sciopero e la presenza alla manifestazione nazionale di Roma mostrano la compattezza delle collaboratrici e dei collaboratori di farmacia, rafforzano la linea delle organizzazioni sindacali, determinate ad ottenere un contratto importante sul piano del salario e del riconoscimento professionale, i due nodi centrali della trattativa.
Federfarma sta tentando anche la carta della divisione, proponendo aumenti differenziati tra laureati e “non laureati”, le differenze di tabellari basate sulle mansioni e alla professionalità sono già normate dai livelli di inquadramento. La proposta inganna, perché impone in maniera astuta il baratto sulla professionalità: vorrebbero dare aumenti solo in cambio dell’obbligatorietà di prestazioni legate ai nuovi servizi. Ma noi siamo professionisti della salute sempre, non solo quando eseguiamo un test. Gli aumenti devono scattare sul tabellare per tutti: le prestazioni aggiuntive vanno pagate a parte, non come sostituto del recupero inflattivo.
Non dobbiamo poi distogliere lo sguardo dal Ccnl delle farmacie pubbliche: a trattativa aperta è palese l’allineamento delle posizioni tra Assofarm e Federfarma. Le aziende pubbliche non possono usare la chiusura di Federfarma come scusa per risparmiare sui propri dipendenti; al contrario, dovrebbero dare l’esempio confermando la centralità del lavoro, rispetto al profitto.
Il 13 aprile abbiamo dimostrato che non siamo più disposti a farci incantare da classifiche fasulle o detassazioni temporanee. Se Federfarma pensa di sfinirci con tattiche dilatorie e intimidazioni, ha fatto male i suoi conti. Abbiamo appena iniziato a misurare la nostra forza e non cederemo un millimetro. Il salario è dignità, e la nostra lotta continua.

(consegnato in redazione il 22 aprile 2026)