Taci, il nemico ti ascolta. Come nella cartolina di propaganda del 1941, in pieno ventennio fascista, il governo Meloni sforna decreti sicurezza come fossero filoni di pane. Hanno criminalizzato tutto, dalle proteste operaie di fronte alle fabbriche che chiudono, agli attivisti ambientali in lotta per salvare l’equilibrio climatico del pianeta. I più ricercati dagli sceriffi Salvini e Piantedosi sono, va da sé, i migranti. Se ne stiano a casa loro e non provino a ripararsi da queste parti fuggendo da guerre, carestie, violenze di ogni genere. L’ultimo decreto sicurezza è un manifesto di illiberalità, e poco conta che anche l’Europa si adoperi in ogni modo per erigere muri. L’Italia ha bisogno di braccia, lo dicono anche gli interessati padroni, ma da quell’orecchio la destra proprio non ci sente. Il problema è che non è più epoca di concepire figli da offrire alla patria, come ordinava Mussolini. I tempi sono cambiati, ma la destra italiana, in tutte le sue componenti, fa finta di non accorgersene. Pensa di trarne vantaggio alle elezioni? Peccato che ci sarà sempre un generale Vannacci – a cui dei benemeriti fiorentini hanno chiesto di remigrare nelle fogne – pronto a rilanciare. Se ne sono accorti perfino in casa Berlusconi, dove sono iniziate le grandi manovre per cercare di costruire il mitico ‘grande centro’, per smarcarsi dalle camicie nero-verdi. Anche per riprendersi dal pugno allo stomaco del fallito tentativo di stravolgere la Magistratura e la Costituzione, nel ricordo di re Silvio. A dodici mesi dalle elezioni, l’ultimo decreto sicurezza – sono stati ben cinque quelli approvati in quattro anni – è la carta d’identità di una destra con il fiato sempre più corto. Le guerre e le tragedie umanitarie che si susseguono non giocano a favore di Meloni & c. E non sarà certo riempiendo le carceri minorili di ragazzini, dopo che quelle dei grandi già scoppiano da anni e anni, che gli inquilini di palazzo Chigi convinceranno il popolo italiano che viviamo nel migliore dei mondi possibili, in pace e tranquillità. A meno che la pace non sia quella propagandata da Trump e Netanyahu che per tutto questo tempo sono stati stelle polari della politica estera (ed anche interna) della destra italiana. Per giunta papa Prevost osa addirittura parlare di pace e di disarmo, come aveva fatto papa Bergoglio. Non c’è più religione.
[Consegnato in redazione il 26 aprile 2026]
