Dal porto di Augusta le barche a vela della Global Sumud Flotilla prendono il largo, verso Gaza. Una sessantina di imbarcazioni, alle quali se ne aggiungeranno altre 40 che stanno attendendo negli scali greci e turchi. Ci sono volontari, medici, infermieri, educatori, ingegneri e giornalisti, nel complesso un migliaio di persone. Ma con loro ben consapevoli dei rischi che corrono, ci sono idealmente milioni di donne e uomini che non si rassegnano allo stato di guerra permanente che vede la popolazione palestinese vittima sacrificale dei folli, criminali progetti dei governi di Israele e degli Stati uniti. Governi che, contando sul silenzio e addirittura sulla complicità delle cosiddette “democrazie occidentali”, hanno raso al suolo Gaza uccidendo almeno 75mila donne, uomini e bambini della Striscia. E poi hanno bombardato il Libano e l’Iran, prima di una tregua sottile come un capello. Costantemente violata, come a Gaza, dall’esercito di Tel Aviv, il cui “democratico” governo non si fa scrupolo di ribadire che Gaza, Cisgiordania e buona parte del Libano gli appartengono per diritto divino.
Al porto di Augusta campeggia uno striscione: “In mare come in terra saremo Flotille contro la vostra guerra”. Una guerra di fronte alla quale l’Unione europea, che tanto si dà da fare per armare l’Ucraina, perpetuando un altro stato di guerra permanente per contrastare la Russia che vuole un pezzo di territorio di Kiev, resta cieca e immobile. Anzi, con Stati come la Germania e l’Italia che si rifiutano di sanzionare Israele con un blocco commerciale.
La Flotilla ha i colori dell’arcobaleno. “Se la guerra fosse una fabbrica – ricorda Dario Salvetti, operaio Gkn salito a bordo – Israele sarebbe il reparto ricerca e sviluppo. Il riarmo è anche impoverimento e inflazione energetica – aggiunge – se non fermiamo quel genocidio, ne andrà del nostro futuro”. Un futuro quanto mai cupo, soprattutto per le giovani generazioni. Alle quali le società “civili” dell’Occidente stanno mostrando che il mondo attuale, propagandato come il migliore possibile, è in realtà costruito sul sangue e sulle inumane sofferenze quotidiane di una quantità incalcolabile di altri esseri umani.
[Consegnato in redazione il 27 aprile 2026]
