C’è bisogno di democrazia, di pensiero lungo e confronto politico.
Diversi segnali portano a leggere che lo scontro politico interno ai gruppi dirigenti è sempre più frutto di azioni dei più forti contro i più deboli, dell’alto verso il basso, di chi è di più su chi è di meno. Un modello autoritario è sempre più diffuso e contamina anche noi. L’autorevolezza di un gruppo dirigente sta nella capacità di mettere in campo la sua intelligenza collettiva che diviene forza per cambiare e migliorare le condizioni materiali delle donne e degli uomini che con il lavoro contribuiscono alla crescita e allo sviluppo del Paese; nessuno può presumere di riuscire soggettivamente, o in nucleo di pensiero omologo, a essere l’espressione unica della complessità del corpo sociale che la Cgil si candida a rappresentare.
La base costitutiva dei nostri valori è nella Costituzione e nella democrazia progressiva. Il pluralismo d’idee è ricchezza a disposizione di tutti: il pensiero critico, nelle sue forme organizzate e non, resta ricchezza per la più grande organizzazione di massa italiana.
È sempre più necessario aprire un confronto politico tra le compagne e i compagni che sono convinti che debba esistere un’esperienza collettiva che rappresenti il pensiero critico, che possa essere rappresentata nei gruppi dirigenti senza essere relegata a testimonianza in un’astratta opposizione e che abbia legittimo riconoscimento negli organismi esecutivi.
Mettiamo al centro il sindacato dei lavoratori, la sua natura programmatica che non rinuncia all’analisi dei rapporti di classe, la democrazia progressiva e il conflitto come strumenti dell’emancipazione e del progresso sociale. Non vogliamo rimanere ostaggi di personalismi vendicativi.

(consegnato in redazione il 25 aprile 2026)