“Futuro presente”, nato come inchiesta dedicata al campo della logistica, ha dovuto fare i conti con quello che è «il dominio globale del mondo secondo Amazon»
I l libro Futuro presente. Il dominio globale del mondo secondo Amazon, scritto dal gruppo di ricerca Into The Black Box, analizza l’impatto di Amazon sul capitalismo contemporaneo sostenendo che la multinazionale di Jeff Bezos non sia solo un’azienda di commercio elettronico ma un vero e proprio modello di riorganizzazione economica, sociale e politica. Per poter analizzare tutto ciò occorre fornire una definizione del modello di business seguito da questa azienda. Gli autori parlano di Amazon Capitalism che va inteso come una configurazione del capitale capace di integrare logistica, big data, intelligenza artificiale, servizi informatici e piattaforme digitali in un unico ecosistema in grado di orientare il mercato e le relazioni di produzione.
Questo modello non è circoscritto alla sola Amazon ma si inserisce in una tendenza globale definita di amazonizzazione, un processo attraverso il quale i principi organizzativi di Amazon diventano la norma per molte altre imprese e settori economici. Il libro sviluppa tre ipotesi per spiegare l’egemonia di Amazon. La prima riguarda il suo ruolo come punto di sintesi delle operazioni del capitale. L’impresa riesce a connettere e integrare diversi segmenti economici assumendo un ruolo centrale nella valorizzazione del capitale. Amazon riesce a legare tra loro più forme di produzione e circolazione delle merci, rendendo la fabbrica un elemento subordinato rispetto alla rete logistica e digitale che coordina i flussi produttivi e distributivi su scala globale. La seconda ipotesi sottolinea il ruolo della pandemia del Covid-19 nell’accelerare la digitalizzazione, favorendo le aziende del capitalismo delle piattaforme e consolidando il potere di imprese come Amazon che hanno beneficiato di un’espansione senza precedenti.
Tuttavia, questa fase ha portato a una maggiore competizione e a un processo di selezione economica che ha favorito il rafforzamento della tendenza al monopolio. La terza ipotesi analizza la forma impresa di Amazon, la quale non può essere ridotta a una semplice organizzazione produttiva ma deve essere intesa come un costruttore di ecosistemi che erode i mercati tradizionali e condiziona le relazioni sociali, esercitando un potere politico attraverso l’accumulazione e l’elaborazione dei dati.
Inoltre Amazon, con servizi come AWS, ha creato un’infrastruttura globale che permette il funzionamento di piattaforme e applicazioni di altri attori economici, diventando una componente essenziale del capitalismo digitale. Questo modello si basa su una combinazione tra logistica materiale e infrastruttura digitale che trasforma l’azienda in una realtà capace di controllare il flusso delle informazioni e delle merci in modo interconnesso.
La crescita di AWS e il suo utilizzo da parte di governi, enti pubblici e aziende private dimostrano come Amazon non sia solo un attore commerciale ma anche un soggetto che gestisce dati sensibili e strategici, aumentando la sua influenza politica ed economica. Per quanto riguarda il lavoro in Amazon, Into The Black Box fa riferimento al concetto di classe operaia cyborg. Questa impresa non punta alla completa automazione del lavoro bensì a una fusione tra uomo e macchina, trasformando i lavoratori in estensioni dei sistemi digitali. L’uso di dispositivi tecnologici, l’interazione con algoritmi e intelligenza artificiale, la gamification del lavoro e la creazione di un ambiente iper-controllato producono una nuova soggettività lavorativa in cui il corpo del lavoratore è sempre più integrato con l’infrastruttura digitale. Questo modello, pur presentandosi come innovativo, riproduce dinamiche di sfruttamento classiche, amplificate dalla pervasività delle tecnologie di controllo. Tutto ciò ha delle implicazioni politiche per quanto riguarda le forme di resistenza e conflitto. La piattaformizzazione dell’economia ha trasformato il rapporto tra produzione e circolazione, con quest’ultima che assume un ruolo predominante nella valorizzazione del capitale.
Questo cambiamento richiede nuove strategie di lotta, capaci di rispondere alla frammentazione della forza lavoro e alla pervasività delle piattaforme digitali. Il libro suggerisce la necessità di un ripensamento delle pratiche di resistenza, considerando l’importanza della logistica, della gestione dei dati e delle infrastrutture digitali come elementi centrali del conflitto capitale-lavoro.
Tuttavia le nostre lotte non possono limitarsi al contrasto dello sfruttamento lavorativo. Dobbiamo essere capaci di ripensare l’uso delle tecnologie e delle piattaforme per fini alternativi, immaginando modelli di produzione e distribuzione non orientati esclusivamente al profitto.
