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Biden e Trump: due facce della stessa medaglia

Il 22 febbraio 2022 le truppe russe varcavano la frontiera con l’Ucraina, trasformando una guerra civile tra popolazioni russe e russofone della Ucraina e il governo oligarchico e fascistizzante di quel paese, in una guerra tra Stati. I russi, violando platealmente il diritto internazionale, sono caduti nella trappola tesa loro dagli Stati uniti e dalla EU e si condannavano ad una guerra di logoramento. La popolazione ucraina diventava una pedina senza diritti e i suoi uomini carne da macello in un conflitto di tipo convenzionale. La guerra ha seppellito i diritti delle popolazioni coinvolte: quelli della popolazione russa e russofona e della altre minoranze nazionali a parlare la propria lingua e a salvaguardare la propria cultura in una repubblica federativa; quello alla sovranità nazionale dell’Ucraina, la cui indipendenza ha due nemici: uno palese, la Russia, l’altro nascosto, il blocco USA/UE/NATO che vuole una Ucraina zipillata di armi e inserita nel dispositivo di guerra in funzione antirussa.

È, quella in Ucraina, una guerra convenzionale combattuta tra eserciti regolari. Nessuno fa vedere i morti, nessuno ne dice il numero esatto. Il grosso delle vittime, morti e feriti, sono militari. Le due parti parlano di centinaia di migliaia di caduti. Un numero spaventoso, anche facendogli la tara. In Ucraina larga della popolazione è fuggita in massa, non solo donne e bambini, ma anche tanti che non vogliono combattere. Quante vedove, quanti orfani, quante madri e padri che non vedranno più i loro figli e fratelli e sorelle che perderanno quelli con cui sono cresciuti insieme?

Sul campo di battaglia i russi prevalgono e l’Unione europea, con poche eccezioni, si oppone alla sola idea che si possa giungere ad un accordo tra le parti. Il governo italiano si distingue per servilismo. Purtroppo anche il PD condivide le politiche di guerra.

Il 7 ottobre 2023 una fulminea azione militare di guerriglieri palestinesi in territorio israeliano si trasformava in un pogrom in cui perdevano la vita più di mille israeliani tra civili e militari e oltre 150, quasi tutti civili, venivano presi in ostaggio. Il giorno dopo Israele reagiva dando vita ad una guerra spietata contro i palestinesi. Ad oggi la guerra è costata la vita ad oltre 50.000 gazawi, oltre 100.000 feriti e circa 10.000 dispersi, quasi tutti donne e bambini. A Gaza si muore di bombe, ma anche di malattia, di inedia, per mancanza di cure e medicinali, I miliziani palestinesi uccisi sarebbero stati, secondo le stime dello stesso esercito israeliano, poco più di 3.000. Nel frattempo, Israele ha aggredito il Libano, dove ora c’è una fragile tregua, e ha proseguito i massacri nei territori occupati in Cisgiordania e occupato una porzione di Siria profittando del crollo di quel regime sotto i colpi delle milizie islamiste.

La fragile tregua in corso fa capire quanto la forsennata, disumana e crudele follia genocida del regime sionista non sia nemmeno riuscita a distruggere Hamas.

Qualche scellerato si è convinto che con Trump sarà più facile raggiungere la pace, anche se una pace senza giustizia: che errore! Con Trump, gli Stati uniti tornano apertamente alla politica delle cannoniere e alla dottrina Monroe. Trump considera legittimo impossessarsi (e lo farà se se ne creeranno le condizioni) della Groenlandia, del Canada e del canale di Panama; potrebbe incoraggiare la secessione di Taiwan dalla Cina e fors’anche del Singkiang e del Tibet.

Con Biden l’imperialismo statunitense mostrava il suo volto “democratico”, con Trump quello spietato della reazione aperta. Con Biden gli USA giustificavano l’interventismo, le politiche di sovversione, le aggressioni militari con la difesa della democrazia, ora con Trump gettano la maschera: la tirannide del capitale finanziario, la sete di ricchezza divengono apertamente la ragione della pretesa di comandare il mondo.

Netanyahu è in perfetta sintonia con Trump: la loro soluzione è la deportazione dei palestinesi e l’annessione della Cisgiordania.

Può darsi che Trump si possa accordare con Putin sulla pelle della sovranità nazionale ucraina, ma mai che assicurino la giustizia e la pace su scala mondiale.

La pace è per noi un bene a qualsiasi costo, ma non dobbiamo dimenticare che solo la giustizia può garantire una pace duratura, perché oppressione, violenza e sfruttamento sono l’altra faccia della guerra. La mobilitazione dei popoli è l’unico strumento a disposizione della causa della pace.