L’elezione generalizzata delle RSU darebbe forza alla richiesta di validità erga omnes dei contratti, legittimerebbe oltre ogni dubbio le quote di assistenza contrattuale e aiuterebbe a democratizzare la gestione degli enti bilaterali
Per noi della CGIL il sindacato è dei lavoratori e l’obiettivo di un unico sindacato, democratico, unitario e pluralista, vivono come prospettiva e come obiettivo. Perché il sindacato confederale è nato così e – a differenza di quelli corporativi – per firmare accordi validi erga omnes, non solo per gli iscritti. Quindi la CGIL parla a nome di tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti.
Per la nostra organizzazione, la battaglia per la costituzione e la elezione delle RSU non è materia secondaria. Solo con delegati eletti, maturi e responsabilizzati, la storia del sindacato confederale potrà continuare. La crisi della politica ci insegna che senza radicamento sociale profondo ogni organizzazione è destinata ad appassire. E la democrazia passa dalla forza dei rappresentati ancora prima che dalla potenza dei rappresentanti: perché senza una base forte, coinvolta, consapevole, non abbiamo futuro.
Alle volte, anzi spesso, nelle discussioni sulle RSU e sulla possibilità o sull’ “opportunità” di promuoverne o esigerne l’elezione nelle aziende in cui siamo presenti, prevalgono considerazioni di carattere contingente; ci si dimentica che la CGIL si è battuta per individuare la rappresentanza unitaria come strumento di verifica della rappresentanza delle singole sigle, ma soprattutto come strumento di legittimazione della contrattazione collettiva erga omnes e non solo per gli iscritti; e come fondamento della unità sindacale, che resta uno dei fini del sindacalismo di classe. “Una sola classe, un solo sindacato”, avrebbero detto i nostri bisnonni.
Nella vicenda del movimento operaio italiano, le Camere del Lavoro prima e poi la CGdL nacquero come strumenti unitari tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento. Con la Resistenza e la Repubblica, la CGIL risorse come sindacato unitario e subì due scissioni una dietro l’altra: le pressioni politiche della DC e dei socialdemocratici e repubblicani e i soldi dei sindacati di Oltreoceano ne determinarono la divisione. La CGIL ha sempre considerato la rottura dell’unità una ferita non rimarginata, una sconfitta e un indebolimento.
Il biennio 1968/69 ha ridato alla prospettiva dell’unità sindacale una spinta che è durata fino agli anni 90 e che non deve andare smarrita. Quella spinta è stato il frutto migliore del biennio.
Il segno del rallentamento del processo unitario fu il passaggio dai Consigli di fabbrica e di azienda, costituiti sulla base di collegi uninominali di reparto, con candidature individuali e non di sigla, alle RSU che recuperano i criteri proporzionali e i collegi delle vecchie Commissioni interne e ne facevano strumento di una nuova spinta unitaria. Il quorum necessario per la loro elezione, le liste di organizzazione, le preferenze e il proporzionale fanno delle RSU il “luogo” comune per tutte le organizzazioni sindacali.
La mancanza nel settore privato di una legge [per il pubblico la legge c’è e ne abbiamo scritto recentemente su “reds” in un articolo sul numero 12 del dicembre 2024, nda] è un vero ostacolo sulla strada della loro elezione generalizzata.
Ma ostacolo altrettanto ingombrante è la resistenza delle organizzazioni sindacali ad attuare gli accordi interconfederali per la loro costituzione. Quando parlo di resistenze non mi riferisco solo a quelle pubbliche di FISASCAT-CISL che sono note e palesi, ma anche a quelle di tutti quei funzionari sindacali che preferiscono favorire nelle aziende la presenza di RSA di nomina sindacale perché le ritengono più “controllabili”. Il rapporto con delegati eletti è indubbiamente più complesso di quello con un RSA iscritto che esercita il ruolo su mandato esclusivo della organizzazione medesima…
La FILCAMS-CGIL sottoscrive contratti che prevedono “quote di assistenza contrattuale” sul modello dei contratti siglati in altri paesi del mondo, tanto in Europa che in America che in Asia, così è prevista la costituzione di enti bilaterali. Gli enti bilaterali sono il frutto di un modello partecipativo che è figlio della stagione concertativa degli anni 80/90, ma anche delle tradizioni sindacali del settore: la bilateralità opera nei comparti produttivi del turismo, terziario, vigilanza privata, studi professionali.
La elezione delle RSU renderebbe trasparente anche questa strumentazione indispensabile a garantire la tutela sindacale a tutte quelle lavoratrici e lavoratori in cui l’addensamento dei lavoratori nei settori non farebbe massa critica per sostenere economicamente l’attività di tutela e organizzazione del sindacato.
La CGIL rivendica la democrazia e la partecipazione come forme di cittadinanza attiva, ma anche di adesione e militanza nel sindacato. Questi accordi pattizi concorrono con la Legge 300 a rendere esigibili gli articoli 18 e 39 della Costituzione.
Le quote di assistenza contrattuale, le ore aggiuntive di permesso sindacale, il cumulo degli stessi, i distacchi retribuiti a carico aziendale sono conquiste strappate ai padroni e costituiscono quelle che nel mondo si chiamano, usando il termine inglese, norme “pro labor”.
