Gli Usa non accettano che Cuba scelga la sua strada. La guerra economica e il ricatto sono cominciati ben prima che Trump divenisse presidente. Nel 1959, quando fu chiaro che i ribelli cubani erano intenzionati a porre fine al potere della mafia, dell’oligarchia corrotta, alle servitù economiche, ci furono le prime limitazioni in risposta alle nazionalizzazioni di aziende e proprietà. Il blocco diventò definitivo nel 1962 con il presidente Kennedy. Il blocco è una guerra asimmetrica. Trump ha stretto la morsa e vuole schiacciare Cuba, definitivamente. Vuole impartire una lezione ai popoli del mondo. Costi quel che costi. Prendere Cuba richiederebbe almeno 100.000 uomini per una guerra “rapida” e poi mantenere un corpo di occupazione. Non basterebbero alla bisogna i cubani di Miami e neppure i collaborazionisti reclutati per fame o miseria. Ecco perché l’assedio è l’arma migliore. Trump ha fretta, maledettamente fretta. Ma Trump trova sempre complici servili! Nel parlamento europeo il 20 giugno i suoi complici dei partiti di “centro” e di destra, italiani compresi, hanno votato una risoluzione che invoca sanzioni contro Cuba, perché attribuisce al governo cubano la responsabilità dei continui blackout elettrici e dell’impossibilità di importare medicinali o petrolio. Sfacciatamente, la risoluzione non menziona minimamente l’embargo statunitense contro Cuba!
Nonostante il blocco, Cuba è l’unico paese del continente americano totalmente libero. Il socialismo ha dato ai cubani la forza morale e un sistema di alleanze internazionali per resistere. Cuba è stata ed è un faro che illumina la via di quanti lottano per la libertà sia per i rivoluzionari che per i patrioti.
Cuba ha costruito un sistema sanitario capace di garantire accesso universale alle cure anche in condizioni di risorse limitate, oggi si muore per mancanza di farmaci e l’impossibilità di essere assistiti.
La scuola a Cuba è obbligatoria dai 6 ai 16 anni di età ed è completamente gratuita, dal nido all’università inclusa. Lo Stato fornisce agli studenti e alle famiglie tutti i mezzi e il materiale necessari gratuitamente, tra cui libri, ma anche alloggio, come nelle “escuelas de becarios”, vestiario, alimentazione e trasporti. Ora i bambini non hanno penne, quaderni, cibo nelle mense scolastiche.
Cuba non può acquistare petrolio e gasolio. Non c’ è energia per le scuole, gli ospedali, le fabbriche, le aziende agricole, gli alberghi.
L’economia cubana è divenuta una economia di sussistenza e il governo non è più in grado di pagare regolarmente gli stipendi. I cubani subiscono in media più di 20 ore di blackout al giorno. A Cuba è sempre stato difficile avere beni oltre il superfluo, ma ora è trovare il necessario. Anche al mercato nero. Bere acqua potabile, cucinare, tutto è più difficile.
Ma Cuba non si arrende. “La resistencia es un acto de vida, y la vida siempre encuentra la manera de seguir adelante, aunque el mundo se empeñe en ponerle obstáculos”.
Dobbiamo sostenerla nel resistere.
(consegnato in redazione il 24 giugno 2026)
