Nella stessa azienda, alcuni con le stesse mansioni e tre contratti diversi: metalmeccanici nell’azienda-madre, trasporti nella logistica e, fanalino di coda, multiservizi
In questo momento segnato da conflitti, tensioni internazionali e da una retorica sempre più martellante sul “riarmo” come necessità inevitabile, le politiche statunitensi, europee e italiane spingono con forza verso l’aumento delle spese militari. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le aziende del settore bellico vedono crescere vertiginosamente il valore delle azioni, il fatturato e gli utili.
Tra queste spicca Leonardo, colosso italiano della difesa, che ha già in portafoglio ordini per i prossimi anni capaci di garantire decine di miliardi di euro di entrate all’intero gruppo. Ma dietro i bilanci record e le dichiarazioni trionfalistiche, esiste una realtà molto meno visibile e ben più scomoda: quella dei lavoratori impiegati negli appalti e subappalti, in particolare nel settore della logistica.
Negli stabilimenti di Caselle Torinese, Leinì, Cameri e in altri siti produttivi, l’intero comparto logistico è stato esternalizzato. Le attività sono affidate a un’azienda del gruppo che, a sua volta, subappalta una parte rilevante del lavoro a società esterne che applicano il Contratto Collettivo Nazionale Multiservizi, uno dei contratti con la retribuzione oraria più bassa del panorama italiano.
Con la parola “multiservizi” si è ormai legittimata l’idea che un lavoratore possa svolgere qualunque mansione — anche altamente delicata e complessa — ricevendo in cambio salari da sussistenza. Il tutto anche quando esistono contratti collettivi nazionali specifici e più adeguati per quelle stesse attività.
La logistica all’interno degli stabilimenti Leonardo non è una semplice movimentazione di merci. Si tratta di una logistica altamente specializzata, di supporto diretto e immediato alla produzione. I lavoratori gestiscono magazzini fisici e automatizzati, utilizzano software dedicati, scanner per barcode, sistemi di tracciabilità, etichettatura e gestione contabile dei materiali. È richiesta la conoscenza dei codici dei componenti aeronautici, dei magazzini di riferimento e delle procedure interne. Un lavoro complesso, che comporta responsabilità elevate.
Negli ultimi anni, inoltre, queste mansioni si sono spinte ancora oltre. In molti casi agli addetti viene richiesto di preparare veri e propri kit di montaggio per componenti aeronautici — meccanici, elettronici o elettrici — destinati alle singole postazioni produttive. A questi lavoratori, formalmente esterni sia a Leonardo Divisione Velivoli sia alla stessa Leonardo Logistics, viene consegnato un ciclo di lavoro completo, con l’elenco dettagliato di tutte le fasi e dei materiali necessari alla realizzazione del pezzo. Un’attività che implica la gestione di informazioni sensibili, responsabilità tecniche e un valore economico enorme: ogni singolo operatore movimenta, nell’arco di un anno, materiali per milioni di euro.
Il paradosso è evidente. Mentre si parla di segreti industriali e militari, queste mansioni vengono affidate a personale sottopagato e, in molti casi, persino a lavoratori interinali reclutati tramite agenzie. Persone completamente esterne alle aziende coinvolte, che dopo poche settimane verranno spostate in altri settori, senza un reale percorso formativo e senza adeguate tutele. Spesso non hanno nemmeno diritto al ticket restaurant, a meno di rare concessioni da parte delle agenzie interinali.
La logica che guida questo sistema è semplice e brutale: risparmiare sul costo del lavoro. Parliamo di circa 400 euro in meno al mese rispetto a un lavoratore inquadrato correttamente con un contratto coerente con le mansioni svolte. A ciò si aggiunge l’assenza di premi di produzione, di servizi aziendali come la mensa, di spogliatoi e armadietti adeguati. Un risparmio enorme, ottenuto scaricando il rischio e la fatica sui lavoratori più deboli.
Molti di questi addetti sono part-time solo sulla carta, ma vengono sistematicamente chiamati a svolgere decine e decine di ore di supplementare e straordinario, arrivando anche a 80 o 100 ore al mese. Ore che, oltre a pesare sulla vita delle persone, consentono alle aziende un ulteriore risparmio contributivo. Il tutto con livelli di inquadramento bassissimi, nonostante si tratti di mansioni che richiederebbero operai specializzati o altamente specializzati.
In questa filiera almeno tre aziende traggono profitto diretto, senza contare i benefici che ricadono sugli azionisti di Leonardo. I diritti di chi lavora diventano così un dettaglio trascurabile, sacrificato sull’altare del profitto e del “Dio denaro”, lo stesso con cui si giustificano guerre, riarmo e nuove forme di schiavitù moderna.
Una logistica invisibile, ma essenziale. Un lavoro fondamentale, trattato come accessorio. Una contraddizione che interroga non solo le aziende coinvolte, ma l’intero sistema politico e industriale che continua a parlare di eccellenza, sicurezza e interesse nazionale, mentre costruisce ricchezza sulla precarietà e sulla compressione dei diritti.
Consegnato in redazione il 18 dicembre 2025
