Al momento stai visualizzando Solidarietà di classe, diritti e uguaglianza – di Federico Antonelli
  • Categoria dell'articolo:Reds n 01_2026

Anovembre, il Segretario generale e la presidente dell’AGN Filcams-Cgil hanno partecipato ad una udienza pontificia; è stata resa nota una missiva di Fabrizio Russo, il segretario generale, a papa Leone XIV.
Nel 2023, l’Assemblea generale nazionale confederale fu ricevuta per udienza straordinaria da papa Francesco. Landini nel suo intervento richiamò i valori comuni e l’impegno prioritario per la pace; il papa sottolineò l’importanza del sindacato nella tutela di lavoratrici e lavoratori e raccomandò di “dar voce a chi non ha voce”. A fine udienza, il papa impartì la benedizione urbi et orbi. Un terzo circa dei presenti si fece il segno della croce, il grosso restò in silenzio rispettosamente. L’incontro con papa Francesco ebbe il segno dell’impegno comune per la pace, nel solco della “via maestra”.
La Cgil resta sindacato di classe, democratico e pluralista che si batte per l’uguaglianza e i diritti, che organizza i lavoratori senza distinzione di genere, nazionalità o credo.
La lettera di Russo ci ha lasciato perplessi: si rivolge al papa chiamandolo “beatissime pater” e chiude con un “devoto ossequio”. La forma ci dice che è una lettera “dall’interno”, non adatta a chi scrive a nome di una organizzazione laica. Il contenuto rafforza le perplessità: passando sopra sulla storia centenaria del nostro sindacato, nato socialista e riformista, la lettera definisce la “Rerum Novarum di Leone XIII, il faro che da oltre un secolo ricorda all’umanità che la centralità della persona e la giustizia sociale devono precedere ogni logica economica”.
La Rerum Novarum fu la risposta della Chiesa alla nascita e allo sviluppo del movimento operaio organizzato; i cardini della dottrina sociale della Chiesa sono da allora il corporativismo e, negando la lotta di classe, la conciliazione tra capitale e lavoro, la partecipazione dei lavoratori nelle imprese, il principio di sussidiarietà contro l’ingerenza dello Stato. La Rerum Novarum si tradusse nella promozione di sindacati e associazioni in contrapposizione al movimento operaio organizzato, per strappare i lavoratori all’influenza del socialismo…
La questione del rapporto tra capitale e lavoro, tra libertà e oppressione, tra socialismo e liberismo non si può risolvere a favore della dottrina sociale della Chiesa: il rapporto tra capitale e lavoro è di natura antagonista e il conflitto tra le classi sociali non può evolvere in una forma armoniosa di società in cui lo sfruttamento sarebbe estirpato grazie ad una sorta di capitalismo caritatevole. Conflitto e mediazione sono legati dialetticamente e il lavoro si definisce contro il capitale. Come pensavano i socialisti coevi della Rerum Novarum: “ottenere la distruzione della ferrea legge dei salari attraverso la soppressione del lavoro subordinato, abolire ogni genere di sfruttamento e far cessare ogni diseguaglianza politica e sociale è il fondamento di una nuova società”.
Per qualcuno parlare di classe è linguaggio vecchio e superato: ma se si perde il proprio riferimento sociale, se non si ha ben presente dove volgere lo sguardo per cercare volti amici e solidali e non si orienta l’azione in rappresentanza di interessi economici e sociali di classe, siamo destinati a diventare una cosa diversa: non più il sindacato generale, ma organizzazione di benevolenza dal tratto certamente corporativo.
Se vogliamo trovare un nesso tra Cgil e Chiesa cattolica, lo possiamo trovare nel comune rifiuto dello sfruttamento del territorio e delle persone, nelle forme dell’accoglienza umana e del superamento delle barriere tra mondi economicamente diversificati. Se una forma di vicinanza vogliamo trovarla, sta nel comune rifiuto del liberismo, che mette il profitto a fondamento della libertà. Ma l’idea che padroni e lavoratori siano nella stessa barca e possano navigare nella stessa direzione e che il rapporto tra capitalisti e lavoratori sia un rapporto tra eguali non è condivisibile. Fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e uguaglianza: questi sono i nostri valori fondanti. Senza una condivisione reale con il corpo della nostra organizzazione, Non si può manomettere una tradizione politica e sindacale che, seppure non deve essere un macigno immodificabile, non è nemmanco un canovaccio modificabile così facilmente.
Nella riunione dei segretari generali Filcams-Cgil del 15 dicembre 2025, il segretario generale ha affermato la necessità di un progetto politico di lunga durata per rendere efficace l’azione complessiva della CGIL e delle categorie, ché solo cambiando si può reagire ad una società che guarda con insistenza a destra. Ma se il contributo teorico alla discussione sul programma della CGIL è far propria la dottrina sociale della Chiesa, la proposta va discussa nell’Assemblea generale di categoria, istanza statutaria che definisce la sintesi politica e pluralista dell’organizzazione e non in una “assemblea” di segretari, che possono invero essere invitati utilmente alle sessioni dell’Assemblea generale per rendere anch’essi partecipi della discussione.
Il confronto deve coinvolgere la confederazione tutta, affinché la ridefinizione e attualizzazione del nostro sistema di valori non siano in alcun modo arretramento e abbandono della nostra identità.
La Cgil del XXI secolo ha bisogno più che mai non solo di custodire la memoria, ma anche di riaffermare la validità dell’economia politica e della lotta di classe come strumenti teorici per l’azione, l’abolizione dello sfruttamento degli esseri umani tra loro, l’unità di classe del mondo del lavoro di ieri e di oggi, senza alcuna distinzione di genere, di etnia o religione, come essenza della confederalità, come prospettiva dell’intero movimento sindacale.
Il sindacato unitario a cui guardiamo è contaminazione e accettazione delle diversità sulla base dell’unità di classe: l’unità non si realizza facendo proprie le ideologie di altri. Noi siamo la Cgil, la nostra storia, i nostri valori, la nostra identità.

Una versione più breve dell’articolo, con un testo in parte diverso, è stata pubblicata su sinistra sindacale n. 22 dell’8 dicembre 2025, con il titolo: “Siamo un sindacato di classe non della Rerum Novarum”. Questa versione è stata consegnata in redazione il 20 dicembre 2025, ndr