Con i venti dell’austerità che tornano a soffiare con forza a Bruxelles, ad eccezione dei folli finanziamenti miliardari per il riarmo, le legge di bilancio per il 2026 del governo Meloni ottiene il plauso dell’Unione europea e delle agenzie di rating per l’andamento positivo dei conti pubblici. Ma tutto questo viene scaricato sui soliti noti, lavoratori dipendenti e pensionati, che in questi ultimi tre anni hanno subìto sia l’impennata dell’inflazione da profitti, circa il 20% complessivamente, sulla quale il governo è stato cieco, sordo e muto, che il drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell’Irpef all’inflazione. Di fatto un aumento mascherato delle imposte.
Il maggior gettito derivante dal drenaggio fiscale, calcolabile in circa 25 miliardi, nei piani del governo servirà ad aumentare considerevolmente le spese per la Difesa – leggi nuovi armamenti – per ulteriori 23 miliardi nei prossimi tre anni. Miliardi da aggiungere al già massicci finanziamenti attuali per un comparto che, alla prova dei fatti, non incide se non in misura minima alla ricchezza del paese, visto che la crescita del prodotto interno lordo italiano nel 2025 è calcolata in un misero 0,4, la più bassa dell’Unione europea, con la previsione di un aumento di tre, quattro decimali di punto, al massimo, nei prossimi due anni.
Nella manovra economica non c’è invece spazio, al di là degli annunci, per i quantomai necessari finanziamenti aggiuntivi a comparti essenziali per la vita quotidiana dei cittadini. A partire dalla sanità pubblica, che secondo i calcoli della Cgil subirà un definanziamento, in termini reali, passando da un rapporto sul prodotto interno lordo del 6,15% nel 2026, già insufficiente per assicurare le prestazioni, fino a ridursi ulteriormente a un rapporto del 5,93% sul Pil nel 2028. Sono livelli non soltanto inferiori a quanto viene destinato alla sanità pubblica dagli altri grandi paesi europei paragonabili al nostro, ma anche i più bassi di sempre per l’Italia.
Va da sé che il governo Meloni, nelle sue tre componenti (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega), si guarda bene dal toccare i profitti, gli extra-profitti e le grandi ricchezze del suo elettorato di riferimento. Mentre nella tenaglia del drenaggio fiscale e del riarmo finiscono schiacciate tutte le richieste sindacali tese a ridurre le disuguaglianze crescenti. Richieste che vanno dalla rivalutazione delle pensioni, al blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile che partirà nel 2027 (67 anni e un mese) per poi diventare di 67 anni e tre mesi nel 2028, passando poi per la creazione di pensioni di garanzia per la massa sempre in aumento dei lavoratori precari e discontinui, e vere politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi, in modo da innovare un sistema produttivo in profondo affanno che avrebbe bisogno di creare nuovo lavoro di qualità, e non certo di lavoro povero e precario come quello odierno.
[Consegnato in redazione il 29 novembre 2025]
