Al momento stai visualizzando Unipol, una giornata storica – di Andrea Salvatori

Il 20 dicembre del 2024 la giornata di sciopero sarà ricordata come una data storica per le dipendenti e i dipendenti di Unipol rental e per i colleghi impiegati nelle altre aziende del gruppo Unipol che applicano il contratto nazionale del terziario. Sciopero dichiarato perché, dopo la presentazione della piattaforma rivendicativa per il primo contratto integrativo aziendale di gruppo ed un primo appuntamento negoziale, la dirigenza del gruppo ha respinto le richieste sindacali offrendo la sola disponibilità a sottoscrivere accordi che recepissero i regolamenti aziendali: come dare una forma diversa a qualche cosa che già esiste e che non cambia in nessun modo la vita delle persone. A questo tema si è aggiunto l’annuncio dell’interruzione della sperimentazione dello smart working in tutte le aziende del gruppo, tranne pochi lavoratori che avevano accordi individuali.

La nostra soddisfazione oggi è stata grande, perché le ragioni dello sciopero sono state comprese da tutte e da tutti e l’adesione è stata imponente in tutte le nostre sedi sparse in giro per l’Italia. In poche ore siamo riusciti ad ottenere un’ampia partecipazione grazie al passaparola, a quelle forme di comunicazione informale che hanno permesso di collegare tutti, molti occupati in sedi piccole e distanti tra di loro.

La sensazione è che questo sciopero sia il compimento di un percorso che ha fatto emergere la rabbia che covava da tempo. Su uno dei cartelli esposti dalle lavoratrici e dai lavoratori abbiamo letto: “U come ultimi”. Questa la sensazione che abbiamo noi, impiegate ed impiegati di Unipol che non applicano il contratto degli assicurativi: essere gli ultimi, essere lavoratrici e lavoratori di seconda serie, senza diritti ed opportunità.

Per noi che, ad esempio, siamo stati acquisiti da Unipol Rental, ma prima eravamo dipendenti di un imprenditore di minori dimensioni, le speranze dell’inizio si sono dissolte nell’atteggiamento aziendale.

La trascuratezza degli ambienti di lavoro che dovevano essere ammodernati e resi confortevoli, l’assenza di comunicazione con la direzione aziendale che, oltre che essere lontana fisicamente, sembra esserlo anche dal punto di vista operativo. Una sensazione di indifferenza che non rende merito ad una azienda del gruppo che è in costante crescita grazie all’impegno quotidiano del personale.

Ma lo sciopero, ricordo, non era solo di Unipol Rental ma di tutte le aziende del gruppo, comparto terziario. I due temi all’ordine del giorno sono stati quindi il contratto integrativo aziendale e lo smart working.

Non nego che, tra i due, la fine dello smart working sia stata la scintilla che più di ogni altra cosa ha provocato la reazione di tutti quanti noi: l’aver cancellato l’esperienza di questo ultimo anno è un fatto negativo che incide in maniera diretta sulla vita delle persone. La combinazione tra l’assenza di una contrattazione aziendale e la rigidità organizzativa rappresenta un peso per la vita delle persone. Molte le motivazioni di tali scelte, ma il principale è la necessità di controllo delle persone. Il presidente del gruppo Cimbri sostiene che la dedizione al lavoro è frutto della concentrazione che mettiamo nelle nostre attività e che in smart working questa catena di obiettivi e strumenti si interrompe: una visione arcaica dell’organizzazione del lavoro che contraddice l’immagine di modernità che si vuole trasmettere in ogni passo comunicativo, interno ed esterno. Il tutto aggiunto alla costante ricerca del risparmio sul costo del lavoro: al punto di negare anche l’erogazione di un premio di risultato in quasi tutte tutte le aziende del comparto. Queste contraddizioni disvelano il volto del capitalismo moderno, che usa mezzi tecnologici, parla la lingua del futuro nei messaggi pubblicitari ma poi continua a perseguire il profitto sfruttando il lavoro delle persone.

Nella nostra realtà tutto questo ha portato ad un progressivo logoramento che rende lavoratrici e lavoratori esperti sempre più oppressi dalla ricerca della produttività, e i lavoratori giovani sempre più indeboliti da contratti precari o sottopagati che ne limitano il futuro personale e professionale. Di fronte a queste incoerenze, come lavoratrici e come lavoratori abbiamo sentito l’esigenza di reagire con prontezza e con gli strumenti a nostra disposizione: lo sciopero, la reputazione dell’azienda, la solidarietà tra lavoratrici e lavoratori (per esempio noi sappiamo bene che le differenze di trattamento economico e normativo non sono colpa o conseguenza dell’azione delle compagne e compagni degli assicurativi e dei nostri colleghi).

L’obiettivo è ottenere un contratto integrativo che accomuni tutti, è limitare le differenze tra aziende diverse ed è portare uguaglianza e giustizia economica e sociale in un’impresa dalle grandi dimensioni, ricca e capace di investimenti enormi che però non sono a beneficio di chi ci lavora.