Le Rappresentanze sindacale unitarie fondamento della democrazia sindacale della rappresentanza anche nei settori contrattualizzati dalla FILCAMS-CGIL
Il 10 gennaio 2014 CGIL CISL e Uil siglarono con Confindustria il “testo unico sulla rappresentanza”. Il 17 gennaio 2014, nel corso del Direttivo nazionale della CGIL, Lavoro Società sostenne nella dichiarazione di voto: “Con il Testo unico del 10 gennaio per la prima volta sono affermate in modo certo regole per l’elezione di rappresentanze sindacali unitarie, definiti i criteri di rappresentatività nazionale e aziendale, stabilite le regole per la validazione degli accordi”. Nonostante alcuni limiti dell’intesa i nostri compagni presenti allora nel CDN della CGIL, tra loro anche il sottoscritto, decisero di votare a favore.
A quell’accordo, che per quanto riguarda i servizi era valido soltanto per le aziende affiliate a Confindustria, hanno fatto seguito altri due accordi rilevanti per i lavoratori della distribuzione e del commercio e nelle aziende dei multiservizi, ristorazione e turismo non affiliate a Confindustria: con le organizzazioni cooperative, il 28 luglio 2015 e con Confcommercio, il 26 novembre sempre nel 2015.
L’importanza di questi tre accordi non viene mai sottolineata abbastanza.
Queste intese confederali sono importanti per due aspetti: definiscono rappresentanza al fine di rendere validi gli accordi erga omnes da un lato, dall’altro regolano il rapporto tra sindacati e lavoratori su base democratica attraverso la definizione di modalità di elezione e titolarità delle RSU.
L’intesa (a differenza della legislazione sulle RSU nel pubblico impiego) limita l’autonomia dei delegati dalle loro organizzazioni fino al principio di revoca del mandato da parte della O. S. presentatrice della lista in cui il delegato è stato eletto; pure ne riconosce la piena titolarità nella contrattazione di secondo livello aziendale e sulla definizione dei criteri di rappresentatività essa costituisce un elemento totalmente innovativo e di grande impatto che dà ragione alla battaglia trentennale della CGIL. La quale, pur essendo, ad oggi, il sindacato più rappresentativo, con il maggior numero di iscritti e il più alto livello di presenza con RSA e RSU nel paese e nei luoghi di lavoro, si è visto spesso escludere dai tavoli di trattativa in ragione della possibilità dei padroni di scegliere gli interlocutori più “adatti”. Vedi gli accordi separati di Federmeccanica (2003 e 2009), di Confcommercio (2008) e, per guardare al generale, quelli confederali della prima metà degli anni 2000 con Confartigianato e Confapi.
Per questo l’accordo con Confcommercio introducendo – accanto ai criteri del numero di iscritti certificato e del numero dei voti riportati nelle elezioni delle RSU – il criterio della verifica del numero delle vertenze individuali, plurime e collettive (accordi di cassa e di mobilità, contratti di solidarietà, transazioni e conciliazioni effettuate in “sede protetta”) e le pratiche di disoccupazione non ha compiuto una operazione di “legittimazione” impropria. Al contrario, ha riconosciuto la peculiarità di un settore nel quale prevale la dimensione della piccola impresa anche a gestione familiare e l’attività sindacale si esplica largamente e direi prevalentemente dal punto di vista temporale nella tutela e nella vertenzialità individuale per cui il livello di sindacalizzazione si impenna per l’appunto al momento della interruzione del rapporto di lavoro. Mentre la contrattazione collettiva è sottratta per fatto oggettivo agli strumenti di indirizzo, di controllo e di verifica propri del lavoro d’impresa: assemblee e referendum in sede aziendale, presenza di RSA, RSU sulla base della Legge 300 e delle norme contenute nei CCNL e nello stesso accordo interconfederale.
Una sfida, quella del 2015, per la FILCAMS CGIL e per tutti i sindacati che hanno sottoscritto l’intesa. Una sfida che non si mai tradotta in questi 9 anni in regolamenti attuativi per rendere esigibili le RSU in tutti i luoghi nei luoghi di lavoro, ma che costituisce premessa indispensabile per un pluralismo sindacale basato sulla legittimazione dei lavoratori e non delle controparti.
È arrivato il momento di cominciare a fare sul serio anche nei servizi, magari profittando della contingenza favorevole dell’orientamento confederale comune maturato con la UIL…
