Lo sciopero generale del 29 novembre è stato importante: di fronte all’attacco politico al movimento sindacale e alla CGIL, alle politiche economiche e sociali del governo più reazionario della storia repubblicana, molte lavoratrici e lavoratori hanno partecipato alla giornata di lotta.

I contratti nazionali sottoscritti dalla nostra Federazione nel 2024 sono frutto della capacità di mobilitazione e di partecipazione attiva della categoria.

In queste settimane e mesi abbiamo assistito ad una ripresa della volontà di protagonismo di lavoratrici e lavoratori anche negli ambiti della contrattazione integrativa.

Quando la CGIL e il segretario generale Maurizio Landini parlano di rivolta sociale evidenziano la centralità della lotta nell’iniziativa sindacale.

Quando la FILCAMS CGIL ed il suo segretario Fabrizio Russo pongono al centro della vertenza generale della categoria le condizioni materiali delle persone proseguono nel percorso di ricomposizione delle lotte sindacali.

Quando sono le lavoratrici e i lavoratori a sollecitare, nel corso delle vertenze aziendali, le iniziative di lotta, siamo al compimento e all’inizio di un percorso che aveva solo bisogno di essere avviato.

Adesso è indispensabile è che il corpo attivo dell’organizzazione sappia cogliere questo vento e lo renda indirizzo politico comprensibile. Perché alle volte le rivendicazioni sono ancora confuse, incapaci di cogliere fino in fondo il senso della nostra proposta. Una proposta che mira a modificare nelle sue fondamenta il sistema economico e le regole che ne conseguono.

Se è potente il bisogno di cambiare la propria condizione di lavoratrice e lavoratore salariato, manca la volontà di cambiare il sistema che determina questa condizione. A noi la scelta se adeguarci o continuare tenacemente e meritoriamente a proporre la visione generale e di classe nel mondo del lavoro e della società.