Al momento stai visualizzando Una valanga di sì! – di Andrea Montagni

Scrivo queste righe prima che i referendum siano stati svolti. Dunque senza conoscerne l’esito. La riflessione che segue non è contingente e guarda oltre l’esito del referendum. Non perché l’esito sia indifferente, anzi!, ma perché siamo convinti che la CGIL, comunque vada, sarà chiamata a proseguire sulla strada intrapresa, quando nell’ultimo congresso ha deciso di farsi “sindacato di strada” militante, sindacato generale e soggetto politico. Se nell’affrontare la lotta alla precarietà, per la tutela del lavoro in appalto, del diritto al lavoro, e del diritto alla cittadinanza, che tra l’altro è anch’esso strumento di difesa contro lo sfruttamento e la precarietà, ci affidassimo ai referendum con visione salvifica ed esclusiva, snatureremmo la nostra ragione di esistenza ed azione sindacale.

Con la campagna referendaria, la raccolta di firme prima, capillare, fatta soprattutto – ed è stata sostanzialmente una scelta – durante le assemblee nei posti di lavoro, nei banchetti nei mercati e nelle piazze ed ora con questa campagna elettorale in preparazione dell’8 e 9 giugno, abbiamo rimesso la gente che lavora al centro della scena politica. Davide ha sfidato Golia nel campo della dis-informazione e del silenzio, ha bucato gli schermi, ha trovato spazio e voce sui social. I diritti di milioni di lavoratori sono tornati ad essere oggetto di discussione e confronto. Lo spostamento del PD e dei 5 stelle a favore del sì ha rotto l’isolamento politico della CGIL, contribuito a cambiare la postura (e l’agenda) delle opposizioni.

Ma il nodo della mancanza di proiezione politica, parlamentare e istituzionale del movimento operaio italiano è un vulnus che rende più debole il sindacato confederale. E’ così da ormai troppo tempo, costituisce una particolarità della politica italiana e ne vediamo le conseguenze giorno dopo giorno.

Per questo, alla vigilia del voto ribadiamo gli obiettivi della campagna referendaria: rivendicare per via parlamentare le leggi oggetto dei requisiti referendari; portare a votare il maggior numero possibile di elettori così da rendere tutti gli italiani partecipi, in modo diretto, di scelte legislative che impattano sulla vita di milioni e milioni di persone, che hanno diritto a lavorare con pienezza di diritti e per vedere riconosciuti i diritti dei migranti e dei nuovi italiani; far sì che milioni di “sì” alla abrogazione mostrino la volontà generale di contrasto alla precarietà, di tutela della salute e di riconoscimento di diritti civili e del lavoro, al Parlamento, al Governo e alle forze politiche di maggioranza e di opposizione; superare, con la partecipazione compatta e consapevole degli elettori, il quorum cosicché ci sia l’abolizione delle leggi oggetto del referendum medesimo.

Questa la base migliore sulla quale costruire il futuro dell’azione sindacale.

Una valanga di sì renderà più forte il lavoro nel suo scontro con il capitale.