Al momento stai visualizzando Rinnovo dei Ccnl del Terziario: una sfida per il lavoro e per la democrazia sindacale – di Vincenzo Rubino

Il Ccnl Tds Confcommercio, è valido fino al 31 marzo 2027. Il contratto si avvicina alla scadenza. Il rinnovo del Contratto nazionale del Terziario, Distribuzione e Servizi è un passaggio con cui si misurerà la capacità di dare risposta alla trasformazione profonda che sta attraversando il mondo del lavoro; una delle grandi sfide che accompagneranno il percorso congressuale della Cgil verso il 2027. La piattaforma unitaria – approvata il 28 settembre 2026 dall’Assemblea generale delle delegate e dei delegati – parte da una consapevolezza importante: il Terziario è il settore nel quale si concentrano precarietà, bassi salari, frammentazione, intensificazione del lavoro. La scelta di presentare una sola piattaforma per i 4 contratti che interessano il comparto: Distribuzione cooperativa, Confcommercio, Confesercenti e Federdistribuzione mostra la maturità confederale dei sindacati di categoria.

La piattaforma chiede un incremento salariale capace di recuperare il potere d’acquisto. Parlare oggi di salario significa affrontare l’inflazione crescente, il costo della vita, parlare di autonomia delle persone e della possibilità di costruire un futuro. Ma aumentare i salari non basta. Nel Terziario, dove la presenza di part-time involontari, contratti precari e basse retribuzioni è significativa, la questione salariale è inseparabile dalla qualità dell’occupazione.

La piattaforma rivendica criteri per favorire la stabilizzazione dei lavoratori a termine e in somministrazione. Il contratto a tempo indeterminato deve tornare a essere norma non eccezione! Altrettanto importante è la questione del part-time. Soprattutto per molte lavoratrici il part-time non è una scelta di conciliazione, ma condizione imposta che produce salari insufficienti e rende difficile programmare la vita. Incremento dell’orario minimo garantito e riduzione della flessibilità vanno nella direzione di restituire al lavoro stabilità e dignità.

C’è poi il tema dell’organizzazione del lavoro. Limitare il numero delle domeniche lavorative, regolamentare lo smart working e aumentare i permessi per la cura e l’assistenza mettono al centro una questione spesso rimossa: il tempo di vita non può essere subordinato integralmente alle esigenze delle aziende.

Non basta adattare il contratto alle trasformazioni del mercato. Se digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuove tecnologie diventano strumenti per aumentare produttività e profitti, senza redistribuire i benefici, il rischio è produrre ulteriore precarizzazione, controllo e intensificazione dei ritmi. La piattaforma affronta il nodo, chiedendo una revisione della classificazione professionale capace di riconoscere le nuove competenze e, nel mentre, di vigilare sugli effetti delle tecnologie sull’occupazione.

La tecnologia non è neutrale. Dipende da chi la governa, da come viene utilizzata e da come vengono distribuiti i suoi effetti. Una trasformazione tecnologica governata esclusivamente dalle imprese rischia di tradursi in maggiore produttività senza maggiore qualità del lavoro. deve divenire invece col sindacato occasione per ridurre i carichi, valorizzare le professionalità e migliorare le condizioni di lavoro.

Altro tema fondamentale è quello della salute e della sicurezza. La piattaforma introduce particolare attenzione allo stress lavoro-correlato e agli effetti dell’organizzazione del lavoro. Nei negozi, nei magazzini, nei servizi e nei grandi sistemi distributivi, la pressione sui lavoratori è spesso legata a organici insufficienti, ritmi crescenti, obiettivi individuali e disponibilità continua. Salute non può essere considerata solo “assenza di infortunio”. Deve comprendere il diritto a lavorare senza essere sottoposti a una pressione permanente sia fisica sia psicologica.

Infine, c’è forse il tema più politico di tutti: la rappresentanza. La piattaforma propone nuove forme di rappresentanza per raggiungere quei luoghi di lavoro nei quali oggi non esistono Rsu o Rsa: non dobbiamo solo rappresentare meglio chi è già organizzato, ma riuscire ad arrivare dove il lavoro è più frammentato e dove maggiore è il rischio di isolamento individuale.

Il rinnovo del Ccnl si intreccia con il prossimo congresso.
La Cgil inizia il percorso congressuale, mentre rinnovi contrattuali, vertenze territoriali e crisi aziendali saranno chiamati a convivere con la discussione generale sul modello di sviluppo e sul ruolo del sindacato.
Il congresso non dovrebbe essere solo il luogo in cui discutere il nome del futuro segretario generale, assetti organizzativi o equilibri interni, temi sentiti come “lontani” dai lavoratori, ma anche dagli stessi delegati. Dovrebbe essere occasione per discutere quale Cgil vogliamo costruire dentro un mercato del lavoro che cambia rapidamente.

Il rinnovo del Tds può rappresentare un banco di prova concreto.
Un sindacato di sinistra deve rivendicare salario, ma anche redistribuzione della ricchezza. Deve contrastare la precarietà, ma anche interrogarsi sulle ragioni economiche e organizzative che l’alimentano. Deve difendere il contratto nazionale e insieme rafforzare la contrattazione di secondo livello. Deve parlare di innovazione, ma dalla parte di chi lavora. Deve difendere la rappresentanza non come formalità organizzativa, ma come strumento di democrazia nei luoghi di lavoro.

Il Ccnl è strumento di redistribuzione del potere e della ricchezza. Stabilisce quanto vale il lavoro, quali sono i diritti, quali margini di autonomia hanno le persone, quanto tempo della vita può essere messo a disposizione dell’impresa. Il rinnovo è una questione profondamente politica. Dobbiamo evitare che il contratto nazionale venga considerato soltanto un insieme di norme da rinnovare ogni quattro anni.
La consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori sulla piattaforma unitaria va nella direzione giusta: il contratto deve nascere dai luoghi di lavoro e non soltanto dai tavoli nazionali.

Ma la partecipazione deve essere reale. Deve significare discussione, emendamenti, capacità di incidere sulle scelte e, soprattutto, possibilità per delegate e delegati di diventare protagonisti della vertenza, come lo dovranno essere al Congresso.
Il punto, allora, non è soltanto arrivare al 31 marzo 2027 con un nuovo Ccnl, ma arrivarci con una mobilitazione capace di rimettere al centro il lavoro.
Il rinnovo del contratto Tds può diventare, quindi, molto più di una trattativa. Può essere un terreno concreto sul quale ricostruire conflitto, partecipazione e rappresentanza, una delle occasioni attraverso cui una Cgil di sinistra torna a parlare non soltanto del lavoro, ma ai lavoratori e della possibilità di cambiare i rapporti di forza dentro e fuori i luoghi di lavoro.
Nel Terziario non c’è soltanto una questione contrattuale. C’è una questione di classe. Come nel Congresso Cgil.

(consegnato in redazione il 28 settembre 2026)