Al momento stai visualizzando La confederalità. Per ricostruire un’azione forte sul piano della proposta e dei risultati – di Federico Antonelli

Non è possibile far finta che non sia successo nulla: in queste settimane si è consumato un confronto interno alla nostra organizzazione di enorme spessore e difficoltà. Il voto dell’Assemblea generale nazionale della Cgil, sulla proposta di allargamento della segreteria nazionale, ha evidenziato un’articolazione interna nella quale le categorie hanno giocato un ruolo da protagoniste.

La discussione è stata infatti orientata dagli interventi dei segretari generali delle singole categorie che hanno anche prodotto una votazione in cui le diverse delegazioni hanno mostrato una sostanziale sovrapposizione tra il giudizio del segretario generale e le categorie da loro rappresentati. Non è un fatto che sorprende questo, e non è nemmeno un fatto sbagliato in quanto tale. Ma una riflessione su questa dinamica va fatta.

Come Lavoro Società, aggregazione confederale e articolazione della maggioranza della Cgil così come uscita dal Congresso passato, abbiamo espresso una posizione maturata attraverso la discussione tra compagne e compagni della delegazione nazionale provenienti dalle diverse realtà della confederazione, categoriali e territoriali: la nostra posizione è stata quindi la sintesi tra idee ed esperienze diverse che confluiscono nell’aggregazione programmatica producendo fertilità di discussione e di elaborazione.

Lavoro società è infatti una area programmatica di carattere confederale che si identifica con la sinistra sindacale interna alla nostra confederazione. E’ soprattutto il carattere confederale che segna la natura intima del nostro essere ed organizzarci come aggregazione programmatica.
Per noi il sindacato non è un mero soggetto negoziale, ma è il luogo primo in cui la classe lavoratrice può organizzarsi. Grazie all’organizzazione si possono condurre le lotte per la rivendicazione e la tutela degli interessi materiali di classe, grazie all’organizzazione può crescere la consapevolezza di classe.

Gli interessi materiali e di classe sono molteplici: certamente il salario è l’elemento primario di questa molteplicità, ma non ne è il solo. Salute, diritto allo studio e alla formazione, diritto alla casa, diritto ad una vita personale fatta di cultura, sport e socialità. L’accesso alla mobilità urbana e territoriale, il poter rivendicare e praticare il proprio stile di vita, parlare ed usare pubblicamente la lingua materna, professare il proprio credo politico e religioso, vivere liberamente la propria sessualità sono tutte questioni che influenzano in maniera diretta la contrattazione e l’agire sindacale. Libertà, democrazia, uguaglianza delle opportunità, insomma l’insieme dei diritti sociali e umani collettivi ed individuali sono patrimonio comune.

La pace come bene supremo dell’intera umanità contro oppressione e sfruttamento sono cemento dell’unità di classe.
Queste sono tutte questioni generali in cui confluiscono gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentiamo indipendentemente dal settore in cui lavorano o dal contratto che applicano.

In queste ragioni ci sono le motivazioni del nostro agire confederale: per noi l’organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori è lo strumento di trasformazione della società in termini di eguaglianza, determinazione e rispetto dei diritti sul lavoro e dei diritti di cittadinanza.
La confederalità è scritta nel nostro statuto fin dai principi fondamentali: questo ne evidenzia anche l’essenza intima del principio per tutti noi. Un valore che diventa scelta politica ed elemento cardine della nostra forma organizzata e ideale. Il sindacalismo italiano, cresciuto sulla base del valore della confederalità, rappresenta un elemento distinto nel panorama sindacale europeo e mondiale.

Riaffermare la natura confederale del sindacato non è un esercizio ridondante: oggi che la coscienza di classe si è affievolita, il disorientamento politico ed ideale sta inducendo molte persone a guardare alla destra estrema e la debolezza politica dei partiti della sinistra, che in ampi spazi delle proprie burocrazie ha smarrito il legame con la propria base sociale, una discussione congressuale che riaffermi la visione confederale del nostro sindacato sarebbe utile a noi e alla società italiana nel suo insieme.

Nessun valore, pur fondante del patto di adesione alla più grande organizzazione sociale del nostro paese, si può considerare immutabile o a prova di revisione. Le spinte corporative possono essere inquadrate come una ulteriore tentazione sbagliata di rispondere al malessere sociale e alla necessità di rafforzare la rappresentanza dei propri interessi economici e materiali.

La confederalità non è semplicemente uno strumento, ma è la via su cui ricostruire una azione forte e potente sul piano della proposta e dei risultati possibili.

(consegnato in redazione il 29 settembre 2026)