Al momento stai visualizzando Mao sindacalista: tattica e organizzazione dei lavoratori nello Hunan – di Francesco Barbetta

“Per mantenere la coesione di migliaia di minatori e ferrovieri era necessario offrire benefici materiali immediati che andassero oltre la retorica politica”

Nel suo studio Mao Zedong and Workers: The Labour Movement in Hunan, 1920-1923, [New York.1982 ora disponibile in e-book], Lynda Shaffer (1944-2015) analizza la fase iniziale della carriera politica di Mao Zedong, quando era un organizzatore sindacale di eccezionale pragmatismo e capacità tattica. Tra il 1920 e il 1923 Mao ricoprì ruoli chiave nel movimento operaio cinese, diventando prima capo della sezione dello Hunan del Segretariato del Lavoro nel luglio 1921 e successivamente segretario generale della Federazione delle Organizzazioni del Lavoro dello Hunan nel novembre 1922. L’approccio di Mao al sindacalismo era profondamente radicato nelle strutture sociali tradizionali della sua provincia d’origine piuttosto che nell’applicazione rigida di schemi ideologici europei. Il cuore del suo lavoro sindacale risiedeva nella mobilitazione di quelli che Shaffer definisce lavoratori tradizionali, ovvero artigiani delle gilde (le corporazioni e società segrete dell’epoca imperiale, ndr), operai semiqualificati e addetti ai trasporti che costituivano l’85% dei membri dei sindacati guidati dai comunisti nello Hunan. Mao comprese che le gilde erano organismi in fase di disgregazione, dove la distinzione tra maestri e apprendisti stava creando fratture insanabili. Invece di attaccare frontalmente il sistema delle gilde, agì dall’interno come portavoce dei lavoratori, sfruttando il loro senso di tradimento verso i leader tradizionali per convincerli a formare sindacati moderni e autonomi. Un altro pilastro della sua strategia fu l’utilizzo dell’istruzione di massa come strumento di politicizzazione. Mao, tramite il lavoro nelle scuole serali per operai, [“la società del libro di cultura”, “l’università di autoapprendimento”, ndr] introduceva concetti politici radicali, mentre grazie a pubblicazioni come il “Giornale dell’educazione popolare” trasformò l’istruzione in un’arma contro i signori della guerra e i monopoli corrotti, elevando la coscienza di classe dei lavoratori analfabeti attraverso temi legati alla dignità sociale e alla liberazione collettiva. Nella gestione degli scioperi dimostrò una notevole abilità nel navigare tra le pieghe della legalità e nel costruire alleanze tattiche con l’élite riformista locale. Durante lo sciopero dei lavoratori edili di Changsha nel 1922, ad esempio, sfruttò la retorica democratica del governatore e signore della guerra Zhao Hengti per proteggere le organizzazioni operaie e isolare politicamente gli avversari. La sua precisione organizzativa è evidente anche nello sciopero di Anyuan dove, prima dell’inizio dell’agitazione, Mao condusse un lavoro di indagine capillare sulle condizioni di vita dei minatori e stabilì contatti con la “Gelaohui” (Società dei Fratelli Anziani), una delle più potenti e diffuse società segrete della Cina imperiale e repubblicana che operava come un’organizzazione di mutuo soccorso radicata soprattutto tra le classi subalterne. La Shaffer sottolinea che il successo di Mao come organizzatore derivava dalla sua capacità di agire come un ponte istituzionale, controllando risorse finanziarie e spazi politici che solitamente erano preclusi ai lavoratori. Oltre alle rivendicazioni salariali, insistette sulla creazione di infrastrutture sindacali permanenti, come le cooperative di consumo. Nello Anyuan (distretto minerario dello Jiangxi, passato alla storia rivoluzionaria cinese come “la piccola Mosca, ndr) divennero il perno di una strategia di autofinanziamento e stabilizzazione del sindacato che mirava a rendere l’organizzazione indipendente dalle fluttuazioni salariali e dalla repressione esterna. Mao comprese che per mantenere la coesione di migliaia di minatori e ferrovieri era necessario offrire benefici materiali immediati che andassero oltre la retorica politica. La creazione della cooperativa di consumo all’interno del sindacato permise di bypassare i circuiti commerciali locali, spesso controllati dai padroni o da mediatori corrotti, garantendo ai lavoratori l’accesso a beni di prima necessità a prezzi calmierati e sottraendoli allo strozzinaggio. Questa struttura cooperativa fungeva da vera e propria cassa comune per il sindacato: i profitti generati dalle vendite venivano in parte accantonati per finanziare le attività organizzative, le scuole serali e i fondi di mutuo soccorso per i lavoratori infortunati o per le famiglie dei defunti. Sul piano tattico la cooperativa serviva anche a neutralizzare l’influenza dei vecchi intermediari e dei contrattisti di lavoro, i quali perdevano il loro potere di ricatto economico una volta che il sindacato diventava il principale fornitore di servizi e sussistenza per i minatori.

(consegnato in redazione il 30 marzo 2026)

[Scritti di Mao sul periodo 1920-1922, tradotti in lingua italiana, sono reperibili alle pagg. 135-164 del I volume delle Opere di MaoTsetung, pubblicate in 25 voll. dalle edizioni “rapporti sociali” e reperibili in e-book, ndr}. Questo articolo è stato chiuso in redazione, il 24 marzo 2026]