Dal 2023, anno del congresso della Cgil, la situazione internazionale e nazionale ha continuato a peggiorare.
Alla guerra in Ucraina si è sommata la crisi tra Stati Uniti e Iran allargando la visione bellicista della gestione dei rapporti internazionali. Da ottobre 2023 il massacro del popolo palestinese prosegue. I morti sono più di 73000, oltre 160000 i feriti, mentre sotto le macerie giacciono in decine di migliaia.
La tragedia dell’alluvione al confine cinonepalese mette sotto gli occhi le conseguenze della crisi ambientale, a chi non vedesse il cambiamento del clima nell’Europa continentale.
In Italia l’esplosione dei costi energetici sta peggiorando la condizione economica delle persone e il governo Meloni va avanti, incapace di proporre soluzioni. Nessuna soluzione, ma rafforzamento del disegno reazionario di involuzione autoritaria e securitaria dello Stato. Ma, paradossalmente, la risposta politica più visibile appare l’affermazione del partito di Futuro Nazionale: una forza iper-reazionaria che propone politiche regressive sul piano sociale ed un approccio securitario e ancor più repressivo ai problemi sociali, proponendo una visione razzista della società inconciliabile con i principi minimi di convivenza civile.
In questo quadro, la Cgil si appresta ad affrontare il nuovo congresso. Un congresso complicato perché le fibrillazioni organizzative ed i rapporti di forza all’interno delle strutture confederali e di categoria diventano il vero cuore della discussione.
Non è di questo che avremmo bisogno: di fronte alla sfida della modernità mentre l’invadenza dell’innovazione tecnologica sta stravolgendo tutti i rapporti collettivi ed economici, il cambiamento climatico sta assumendo i tratti del dramma irreversibile e le destre mondiali stanno imponendo – grazie alla combinazione di interessi con il grande capitale e delle risorse messe a sua disposizione per costruire consenso – la loro linea, dovremmo recuperare terreno nel campo della proposta. : Anche molti nostri iscritti e delegati guardano ideologicamente a destra in una specie di cortocircuito culturale con cui dobbiamo fare i conti.
Tanta parte della nostra base di rappresentanza sociale non guarda più alla sinistra politica, ma alla destra razzista, regressiva e neofascista di Vannacci come risposta ad un governo reazionario e deludente (per chi lo ha votato) come quello della Meloni.
La Cgil non può chiamarsi fuori. Le politiche di contrasto hanno bisogno di noi sul piano economico e sociale per la rifondazione di una soggettività di classe alternativa alla destra e al liberismo.
Se limiteremo le discussioni congressuali al solo assetto organizzativo e non proveremo ad affrontare la visione politica di futuro non faremo altro che riproporre al nostro interno i limiti della sinistra, incapace di imporre una agenda politica e sociale efficace e riconoscibile
Dovremmo essere capaci di proporre una visione realmente alternativa proponendola a lavoratrici e lavoratori, in un dibattito aperto e coraggioso.
(consegnato in redazione il 30 agosto 2026)
