Al momento stai visualizzando «Futura Umanità». Brevi note sulla Prima Internazionale dei lavoratori – di Paolo Mencarelli

Il 28 settembre 1864, alla St. Martin’s Hall di Londra, si tenne di fronte a circa 2.000 persone la sessione inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori poi conosciuta come Prima Internazionale. Le organizzazioni operaie che fondarono l’Internazionale erano molto diverse tra loro per orientamento e composizione sociale. Il centro motore fu il sindacalismo inglese, il cosiddetto «tradeunionismo». I suoi dirigenti, quasi tutti riformisti, erano interessati soprattutto a questioni di carattere economico.
Un altro significativo ramo dell’organizzazione, a lungo dominante in Francia e forte anche in Belgio e nella Svizzera francese, fu quello dei mutualisti che sostenevano la nascita di associazioni tra i lavoratori per il «mutuo appoggio» ovvero la solidarietà tra pari in difesa delle condizioni di vita in assenza di una legislazione sociale. Fautori di un sistema cooperativo su base federalistica, ritenevano possibile modificare il capitalismo mediante un equo accesso al credito. Accanto a queste due componenti, numericamente maggioritarie, il terzo gruppo, per ordine d’importanza, era quello “comunista”, riunito attorno alla figura di Karl Marx e attivo, con piccoli gruppi dalla sfera d’influenza molto circoscritta, in alcune città tedesche e svizzere, così come a Londra. Dichiaratamente anticapitalisti, si opponevano al sistema di produzione esistente, rivendicando la necessità dell’azione politica per il suo rovesciamento. Erano presenti anche componenti che non avevano nulla a che fare con le correnti socialiste e libertarie, gruppi ispirati da concezioni repubblicane, democratiche e anticlericali. Tra queste possono essere annoverati i seguaci di Giuseppe Mazzini, esponente di un pensiero interclassista orientato principalmente alle rivendicazioni patriottiche e nazionali, che concepiva l’Internazionale come un’associazione utile per diffondere generici appelli di riscatto ai popoli europei. A completare il quadro dell’organizzazione, rendendone ancora più complesso l’equilibrio, vi furono vari gruppi di lavoratori francesi, belgi e svizzeri, che aderirono all’Internazionale portandovi le teorie più diverse e audaci, tra le quali anche alcune ispirate all’utopismo sociale e in genere all’idea che tramite forme cooperative, unità produttive e abitative collettive (falansteri) fosse possibile prefigurare da subito le cellule fondamentali di un ordine sociale federativo ed egualitario alternativo alla società borghese basata sul mercato capitalistico. Gli studiosi sono da sempre concordi nel sottolineare che queste differenti tendenze, anche dopo l’adesione al programma comune, continuarono a esercitare una notevole influenza, spesso centrifuga, nelle sezioni locali dove furono maggioritarie. Ciò spiega le lacerazioni successive alla fine della Comune di Parigi che portarono all’inizio degli anni settanta del sec. XIX alla crisi e alla dissoluzione dell’Internazionale.
L’indirizzo inaugurale fu scritto a fine ottobre del 1864. Il testo ebbe una genesi complessa ma resta chiaro che Marx riuscì a inserirci e a far prevalere le sue concezioni classiste e di impegno politico del proletariato nel partito di classe. Nel corso delle sedute del Consiglio Generale, i suoi membri dibatterono numerosissime problematiche, tra le quali: le condizioni lavorative degli operai, gli effetti dell’introduzione dei macchinari, gli scioperi da sostenere, il ruolo e l’importanza dei sindacati, la questione irlandese, i numerosi problemi di politica estera e, naturalmente, come costruire la società dell’avvenire soprattutto in seguito all’esaltante e drammatica esperienza della Comune di Parigi soffocata durante la «settimana di sangue» (21-28 maggio 1871). Alle prime tendenze a cui accennavo andò ad aggiungersi e a sostituirsi in funzione critica rispetto alla corrente «comunista» il gruppo seguace delle teorie anarchiche di M. Bakunin. A rendere obsoleta l’Internazionale non fu tanto lo scontro tra Marx e Bakunin quanto, soprattutto, i grandi cambiamenti intervenuti al suo esterno. La crescita e la trasformazione delle organizzazioni del movimento operaio, il rafforzamento degli Stati-nazione causato dall’unificazione nazionale dell’Italia e della Germania, l’espansione dell’Internazionale in paesi quali la Spagna e l’Italia contraddistinti da condizioni economiche e sociali profondamente differenti da quelle d’Inghilterra e Francia dove era nata, la definitiva virata moderata del sindacalismo inglese e la repressione seguita alla caduta della Comune di Parigi, resero, nell’insieme, la configurazione originaria dell’Internazionale inappropriata per le mutate condizioni storiche.

(consegnato in redazione il 27 agosto 2026)

Bibliografia
Lavoratori di tutto il mondo, unitevi! Indirizzi, Risoluzioni, Discorsi e Documenti,
a cura di Marcello Musto, Roma, Donzelli, 2014