Al momento stai visualizzando Nata nel 1906, rinata nel 1944: la Cgil – Di Stefano Bartolini

Centoventi anni fa, il 29 settembre del 1906, a Milano iniziava il congresso con il quale fu costituita la Confederazione generale del lavoro (Cgdl). Non fu l’esito scontato di un processo lineare, anche se spesso per ragioni esplicative viene presentato così.
Il primo movimento sindacale italiano, lungo la seconda metà dell’Ottocento, era stato caratterizzato da una vivacità di iniziative a dal pluralismo organizzativo e politico – tutto interno alla sinistra quest’ultimo, lungo le divisioni che passavano tra anarchici e socialisti, tra sindacalisti rivoluzionari e riformisti – acquisendo fin da allora alcuni dei suoi caratteri distintivi che arrivano fino a noi. Un pluralismo che investiva lo stesso mondo del lavoro, con un protagonismo del proletariato agricolo, accanto a quello industriale allora in via di formazione, che sarà un altro tratto originale del sindacalismo italiano, sconosciuto – e invidiato – altrove in Europa.
In un quadro storico dominato dal liberismo e dal laissez-faire che aveva portato gli stati preunitari ad abolire e proibire le associazioni su base di mestiere – nel Granducato di Toscana nel 1770, nel Regno di Sardegna nel 1844 e da qui per estensione al neonato Regno d’Italia – le Società di mutuo soccorso si configurarono come i primi luoghi in cui vennero realizzandosi unioni associative tra lavoratori, progressivamente sottoposte all’influenza delle correnti repubblicane e anarchiche. Ma fu con il sorgere delle Leghe di resistenza a partire dagli anni Settanta del XIX secolo che il sindacalismo italiano compì il salto verso un’organizzazione di classe dei lavoratori e delle lavoratrici. In forma mista – unificando lavori diversi – o su base di mestiere – fino all’iper-specializzazione corporativa in quest’ultimo caso – le Leghe furono le protagoniste della prima storia sindacale, e si deve a loro l’ingresso nel lessico politico popolare italiano del termine “resistenza” per significare la lotta all’oppressione. Fortemente territorializzate, prive di organismi di coordinamento tra loro, le Leghe organizzarono le prime lotte e i primi scioperi o nacquero nel loro corso. Anche se spesso il confine tra la lotta e la rivolta rimaneva labile e se e i risultati risultavano di breve durata, le Leghe riuscirono a raggiungere i primi accordi e a consolidare l’organizzazione sindacale, in un quadro che rasentava l’illegalità e sottoposte alla dura repressione del padronato e dello Stato.
Dalle Leghe il movimento sindacale italiano si divaricò lungo due grandi direttrici: le Camere del Lavoro e le Federazioni di mestiere, dando vita a quel doppio livello – orizzontale e verticale – che costituisce a tutt’oggi il Dna della Confederazione. Nate a partire dagli anni Novanta del XIX secolo, le Cdl organizzarono fin da subito il proletariato con una concezione di classe e territoriale, offrendo accanto all’organizzazione sindacale quelli che al tempo si configuravano come i primi “servizi” (collocamento, assistenza, scuole di alfabetizzazione). Tra di esse fin dal 1893 iniziò a costituirsi un’organizzazione federale su base nazionale. Le Federazioni tesero invece, sempre dagli anni Novanta, ad aggregare le Leghe sorte su base del mestiere in maniera verticale, fino alle prime Federazioni nazionali (del libro nel 1993, della terra e dei metallurgici nel 1901). Agli albori del Novecento il panorama sindacale italiano si presentava dunque diviso tra queste due grandi famiglie organizzative, la Camere del lavoro – sempre più attratte nell’orbita del sindacalismo rivoluzionario – e le Federazioni – più inclini alla corrente riformista.
Fu con queste strutture che il sindacalismo italiano affrontò le due grandi prove del primo sciopero generale cittadino a Genova del 1900, vittorioso, e del grande sciopero generale nazionale del 1904 contro la repressione. Entrambi scioperi politici – a Genova era in gioco la legittimità della Cdl – che ci ricordano quanto antica e legittima sia la storia dello sciopero politico. Frattanto nel 1902, nel tentativo di collegare insieme le strutture del sindacalismo in una fase di tumultuoso sviluppo industriale e di affermazione del capitalismo nelle campagne, era sorto il Segretariato nazionale della resistenza.
L’idea della Confederazione non fu però la sua logica evoluzione. Le ragioni vanno ricercate semmai nella dialettica tra le diverse anime, con i riformisti, maggioritari nel partito socialista, desiderosi di costituire un organismo unico capace di guidare lo sviluppo del sindacalismo, e i sindacalisti rivoluzionari titubanti ma privi di una proposta alternativa. La formula della Confederazione serviva a rendere accettabile alle diverse anime l’unificazione dentro un unico organismo – la cui presa i primi anni fu tutt’latro che salda – con la salvaguardia della necessaria – e gelosamente difesa – autonomia.
A Milano fu dunque raggiunto un accordo politico e organizzativo che doveva da lì in poi dimostrare con i fatti la propria ragion d’essere. Compito non facile e rimesso in discussione nel 1912 con la scissione che portò alla nascita dell’Unione sindacale italiana (USI) da parte delle correnti anarchiche e rivoluzionarie.
Tuttavia, anche se la Confederazione fu la risultante di spinte da ricondurre più alla dialettica politica del sindacalismo che a una matura riflessione organizzativa, il modello confederale adottato – altro carattere distintivo della storia italiana – non venne più abbandonato da allora, anzi sarà il modello di riferimento anche per le altre costruzioni sindacali di diversa ispirazione ideologica, a partire dai cattolici, e nonostante le distruzioni operate dal fascismo venne poi rilanciato nel 1944, con il patto di Roma e la (ri)nascita della Cgil unitaria, costruita sulla base dell’accordo politico tra le anime comuniste, socialiste e cattoliche ma salvando quell’unità del mondo del lavoro – tanto cara a Giuseppe Di Vittorio – che solo la struttura confederale ha saputo storicamente garantire contro le spinte separatiste a corporative.

(consegnato in redazione il 31 agosto 2026)