Al momento stai visualizzando Integrativo Lidl: una vertenza per la dignità e il valore del lavoro – di Costantino Loi

Il 24 maggio scorso, Lidl Italia si è fermata e con lei si sono fermate migliaia di lavoratrici e lavoratori in tutta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. È stata una mobilitazione storica, che ha coinvolto anche la Sardegna, dove l’adesione è stata forte, convinta e determinata.

Come FILCAMS-CGIL non possiamo che sottolineare l’importanza di questo sciopero, un segnale chiaro e inequivocabile rivolto a un’azienda che non ascolta, che sottovaluta e che ignora sistematicamente le istanze delle persone che fanno vivere i suoi negozi giorno dopo giorno, affrontando carichi di lavoro sempre più crescenti, turni sempre più flessibili e diritti che vengono progressivamente compressi.

Lidl è oggi un’azienda in cui fare sindacato è ancora difficile, un luogo dove i rapporti sindacali territoriali, quando esistono, sono spesso vuoti, privi di un reale confronto e incapaci di affrontare i problemi in modo costruttivo, non per mancanza di volontà da parte nostra o delle delegate e dei delegati, ma per l’indisponibilità strutturale al dialogo da parte della direzione aziendale.

Nel frattempo, all’interno dei punti vendita, si continua a lavorare in condizioni che definire insostenibili non è affatto un’esagerazione: decine di lavoratrici e lavoratori svolgono da anni mansioni superiori, ma restano inquadrati arbitrariamente al VI livello anziché al IV; le richieste di trasformazione da full-time a part-time, spesso avanzate da lavoratrici con esigenze familiari o di salute, vengono regolarmente respinte, rinviate o ignorate; al contrario, l’ampliamento delle ore lavorative per chi è in part-time è diventato troppo spesso un miraggio, anche nei contesti in cui la carenza di personale è evidente agli occhi di tutti. I turni, inoltre, vengono assegnati settimana dopo settimana senza una regola chiara, in modo flessibile al limite dell’arbitrario, con tempistiche e scelte spesso influenzate da simpatie, anticipazioni e rapporti personali, rendendo di fatto impossibile una pianificazione seria della vita privata.

Un altro tema fondamentale, purtroppo spesso sottovalutato e svilito in azienda, è quello della sicurezza sul lavoro, che viene affrontato in modo superficiale, senza garantire le necessarie condizioni e procedure per tutelare davvero la salute e l’incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori. Questa leggerezza è inaccettabile, soprattutto in un contesto in cui i carichi di lavoro aumentano e la pressione sulle persone cresce, aumentando così i rischi di incidenti e stress da lavoro correlato.

Ciò che manca è una visione d’insieme, un sistema equo, un’organizzazione che tenga conto non solo della produttività ma anche della vita delle persone, perché le richieste, spesso anche quelle più umanamente condivisibili, vengono sistematicamente rigettate; Lidl sembra essere diventata un’azienda che sa dire solo no e lo fa in silenzio o dietro la freddezza di un diniego via PEC ricevuto dopo 90 giorni, dimenticando che dietro ogni cassa, ogni scaffale e ogni turno coperto ci sono esseri umani che rendono possibile quel successo commerciale che l’azienda vanta ogni giorno nelle sue pubblicità.

Lidl registra utili milionari, con oltre un miliardo di euro ante imposte negli ultimi cinque anni, eppure, alla richiesta di riconoscere un contratto integrativo serio, ha risposto con una proposta che definire simbolica è poco: 150 euro in buoni spesa, una cifra che non solo non restituisce nulla del valore prodotto ogni giorno dalle lavoratrici e dai lavoratori, ma che suona come una beffa, come una mancia, come se la dignità potesse essere quantificata in un buono da spendere sugli scaffali della stessa azienda.

Noi pensiamo che sia arrivato il momento di dire basta con ancora più convinzione, di invertire la rotta e di riconoscere con chiarezza che serve un contratto integrativo vero, che non sia solo economico, ma che restituisca dignità al lavoro e alle relazioni sindacali, territoriali e nazionali, un contratto che metta al centro la persona, che offra regole certe e che permetta finalmente un dialogo costruttivo a tutti i livelli.

Lo sciopero del 24 maggio ha mostrato ancora una volta che la forza del sindacato dentro Lidl esiste e sa farsi sentire; non è stato un gesto isolato, ma l’ennesima prova che le lavoratrici e i lavoratori non si arrenderanno, una testimonianza concreta che la pazienza è finita e che si è aperta una nuova stagione di rivendicazioni.

Venerdì 27 giugno le lavoratrici e i lavoratori Lidl si sono riuniti in assemblea in tutta Italia per ribadire che la mobilitazione continua.

Finché non avremo risposte.

Finché non avvieremo una trattativa degna e dignitosa.

Finché le cose non miglioreranno davvero!