Il 30 giugno si è svolta la riunione del coordinamento nazionale di Lavoro Società in FILCAMS-CGIL: erano presenti compagne e compagni di Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Puglia. In discussione il quadro generale internazionale e l’esito dei referendum.
Introducendo, Federico Antonelli ha richiamato l’attenzione sulla disastrosa situazione internazionale e sul legame tra le scelte di bilancio dei paesi dell’UE, Italia compresa, il fatto che siamo “nell’economia della guerra” e la tenuta dello stato sociale, a partire dalla assistenza e dalla sanità: “Per anni – ha detto Antonelli – ci hanno raccontato la novella della austerità, della spending review, del pareggio di bilancio, per tagliare la spesa sociale e ora dicono che sì, si possono superare le regole rigide in nome delle quali è stata massacrata la Grecia nel 2015, purché sia per portare la spesa militare al 5% del bilancio! Le spese militari non servono a impedire i conflitti, servono a prepararli e impoveriscono la gente tranne gli speculatori. La ricchezza creata dalle politiche di armamenti genera solo inflazione e subalternità tecnologica verso l’economia USA che esporta armi, inflazione e deficit scaricandolo sui paesi cosiddetti ‘alleati’. Quanta ragione abbiamo avuto come CGIL a sostenere e promuovere la piazza del 26 di giugno, la piazza di ‘No al riarmo!’. E’ un inganno parlare di valori della democrazia, senza declinarli realmente”.
Il vento di destra comincia ad incontrare ostacoli: il movimento ‘no kings’ negli Stati Uniti, le manifestazioni ‘no riarm’ in tutta Europa, la straordinaria partecipazione di massa al Pride di Budapest.
L’Assemblea generale nazionale della CGIL del 18/19 giugno ha approvato un ordine del giorno che conferma la CGIL sul terreno della pace, a sostegno del popolo palestinese e contro la guerra.
Passando alle questioni nazionali, il compagno ha affermato: “Non siamo in grado di fare un’analisi elaborata del voto, però possiamo discuterne per fare un bilancio politico. Nel documento conclusivo dell’AGN si valorizza il lavoro degli attivisti. Siamo usciti dall’ambito categoriale e aziendale, per discutere della politica sociale generale, non solo grazie alle compagne e ai compagni dello SPI. Abbiamo rimesso al centro del dibattito politico del paese il lavoro, i suoi diritti, ma anche i diritti di cittadinanza. La campagna referendaria ci ha permesso di dire e fare molto, ci ha consentito di verificare lo stato anche della nostra organizzazione, ma si è conclusa con una sconfitta. Ci vorrà tempo per una analisi compiuta del voto a partire dall’inchiesta sul campo delle compagne e dei compagni che nella campagna elettorale si sono impegnati (e cominciamo a farlo già oggi tra noi), ma anche usando gli strumenti più sofisticati dell’indagine statistica per capire il voto per classi sociali, delle generazioni, nei grandi centri urbani e nelle periferie e nell’Italia dei mille campanili. Non ci dobbiamo chiudere in una bolla che può essere iperconsolatoria (come siamo stati bravi!) o iperdistruttiva (tutto è andato male). Al Congresso (marzo 2023) consolidammo le scelte organizzative che la Assemblea organizzativa aveva discusso e proposto nel febbraio del 2022. Il rapporto tra confederalità e categorie resta basilare. Il sindacato generale di classe resta l’unico strumento per prevenire derive corporative. La frammentazione delle imprese e la desertificazione dei luoghi di lavoro (pensiamo allo smart working) nelle aziende dei servizi si affianca alla frammentazione storica del settore debole della classe (i servizi fiduciari, i multiservizi, la ristorazione, il turismo). La confederalità, dunque, è intreccio delle politiche anche nel territorio e non solo nel perimetro aziendale”.
La gestione delle risorse, ha aggiunto Antonelli, è questione da affrontare politicamente prima che organizzativamente nel rapporto tra confederazione e categorie. “La rappresentanza è l’asse centrale della nostra politica. Le RSU ci permettono di non perdere il rapporto con i lavoratori in carne ossa nelle imprese. La democrazia ha valore strategico nella definizione della rappresentanza e del mandato. Nell’intreccio tra rappresentanza e strutture bisogna svolgere un ruolo pedagogico. Essere capaci di riflettere per determinare per l’azione. Se non orientiamo non siamo in grado di contrattare e di offrire valori”.
Un congresso anticipato “per rielaborare la fase” sarebbe un errore: “Rischieremmo una discussione polarizzata senza una corretta partecipazione. Durante l’AGN abbiamo fatto una dichiarazione di voto, a favore di un percorso di discussione ampio e partecipato che non si riduca ad una ‘conta’”.
Il 17 luglio ci sarà l’Assemblea generale nazionale della FILCAMS. “Mi auguro – ha detto Antonelli – che si discuta di rappresentanza, perimetri contrattuali, risorse. Sarebbe un errore strategico dire che la rappresentanza non è un percorso praticabile. Il perimetro contrattuale dei multiservizi è figlio di una scelta delle categorie industriali che ha confinato in una terra di nessuno settori di attività nelle imprese. Le categorie non devono concorrere ma cooperare per rappresentare e contrattualizzare i lavoratori e la CGIL deve riconquistare l’unicità contrattuale della rappresentanza (e del contratto applicato) a tutti i lavoratori che operano nella stessa impresa. Il ragionamento sulle risorse è complesso. Le risorse devono consentire sia l’attività confederale che di categoria. A partire dalla Confederazione, occorre fare i conti con la storia che ha portato alla riorganizzazione della CGIL nel 1947 e alla definizione dei confini di potestà tra confederazione e federazioni di mestiere”.
In CGIL, come LS, “abbiamo fatto la nostra Assemblea generale a Milano nel marzo 2025; anche nell’ultima assemblea confederale ci siamo caratterizzati con emendamenti all’ordine del giorno sulle questioni internazionali e una dichiarazione di voto finale. Il coordinamento confederale ha deciso una verifica organizzativa della rete diffusa che fa riferimento a LS nelle categorie. Noi stiamo facendo la nostra parte. “reds” rimane un organizzatore collettivo del nostro lavoro”. Fin qui Antonelli.
Gli interventi, pochi per la verità, si sono soffermati sulla sconfitta referendaria con contributi tesi a cogliere le prime impressioni derivanti dalla partecipazione diretta alla campagna elettorale, la popolarizzazione di un patrimonio di assemblee nei luoghi di lavoro di cui poco si sa all’esterno, considerazioni in ordine sparso sui temi trattati. Tra tutti, prioritario l’impegno per la pace contro la guerra e la sospensione del giudizio sul percorso che la CGIL individuerà nella prossima Assemblea generale nazionale di fine luglio.
Le conclusioni del compagno Vincenzo Greco, referente nazionale dell’Area, sono state così ampie che richiederebbero uno spazio pari alla introduzione di Antonelli. Per questo rinviamo ad un prossimo articolo per “reds” che gli abbiamo già richiesto.
Qui ci preme soltanto cogliere una riflessione conclusiva: “Stare in maggioranza come soggetto critico collettivo muove da una concezione in cui il pluralismo è un elemento fondante. Un vero percorso democratico coinvolge tutta l’organizzazione in modo non rituale, consentendo e promuovendo la presentazione di ordini del giorno dal basso con un dibattito che separa il destino dei gruppi dirigenti, rispetto a ciò che è stato e a ciò che dovremmo essere. Quel che chiediamo alla CGIL tutta, faremo noi di Lavoro Società”.
